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La Mafia in America: 1901-1941

All´inizio del 900 circa un milione di siciliani emigrarono dall´Italia e ben 800 mile si stabilirono negli States, ovviamente non mancavano tra loro, “ gli uomini d’onore”. Ad attrarli, le notizie di un mondo pieno di opportunità e possibilità di guadagno giunte nel mediterraneo grazie al commercio degli agrumi, che legava Palermo a New York sin dal 1870.
Moltiu delkinquenti trovarono terreno fertile e fiorisce un mare di attività criminose in mano agli italiani. A New York, nelle affollatissime strade come Elisabeth Street che già nel 1905 vedeva la presenza di 8200 italiani ( in maggioranza siciliani), o lungo le banchine portuali che nel 1919 arrivarono ad essere per il 75% occupate da connazionali, proliferavano il violento racket della protezione, del reclutamento di mano d’opera e una lucrosa mediazione sul traffico dei prodotti commerciali. Anche i molti italiani onesti si dimostrano tra i più attivi: uomini e donne si istruiscono, comprano e affittano case, lottano per conquistarsi un futuro diverso dalla miseria vissuta in patria. Gli americani assistono a questa invasione con un misto di “ inquietudine e pietà “.

La mafia riesce in questo contesto a trapiantare in blocco un intero sistema, grazie al dinamismo del nuovo mondo e al tessuto siciliano importato. Un intero “ Stato ombra “ vedrà la luce oltre oceano, dove le cosche dalla Sicilia inviano menti e braccia in grado di impiantare i sistemi violenti, costruire gli agganci per le protezioni politiche con i potenti del posto e le collusioni con stampa e polizia. L’organizzazione dovrà adattarsi in maniera veloce, imparando a sfruttare ed avvicendare in fretta vittime e manovalanza.

I mafiosi in America tendono a spostarsi in fretta, e questo sarà alla base della rapida diffusione di radicate organizzazioni siciliane in molte città. Pur essendo una rete senza una guida, New York con le sue basi a Manhattan e Brooklyn, era vista come il riferimento centrale. La mafia siciliana si ramificò però anche a Pittsburgh, Cleveland, Chicago, Milwakee, Kansas City, San Francisco e in Canada. Una espansione non indolore e soprattutto a New York, dovette scontrarsi molto duramente con altre organizzazioni criminali italiane ( di origine napoletana o campana ), o straniere ( in particolare irlandesi ).




NASCE LA MANO NERA (MANO NIURA)

Molti di questi delinquenti si riuniscono in una organizzazione criminale che chiameranno Mano Nera che fu il più potente sistema di racket organizzato, attivo nelle maggiori metropoli statunitensi e canadesi intorno all'inizio del Novecento, prima di essere soppiantato definitivamente dalla Mafia. la Mano Nera, aveva il controllo del 60% dei quartieri di New York e il 70% dei quartieri di Chicago, che erano i due principali centri di attivita' dell'organizzazione; La Mano Nera estendeva il suo raggio anche a Detroit, Los Angeles, Miami, Boston, Montreal, St.Diego etc..

La Mano Nera, ai tempi del Proibizionismo, si dedicò anche alla produzione di bevande alcoliche: per fare ciò, molti racketeer costringevano gli inquilini dei caseggiati di Little Italy (quartiere in cui la Mano Nera era molto attiva) a tenere in casa alambicchi e distillatori di produzione artigianale per produrre l'alcol per loro conto.

Successivamente nella storia, altre organizzazioni anche non Italiane hanno utilizzato il nome di Mano Nera, ma l'originale rimane indubbiamente quella operante negli Stati Uniti ai primi del novecento, fonti non certe indicano che il nome Manu Niura in siciliano, fosse gia adottato a Palermo e Messina nel businness delle estorsioni ancora prima che venisse esportato in America.
Questi uomini d’onore potevano alternare la militanza negli Stati Uniti, a periodi di riposo in Italia, oppure in base alle esigenze della organizzazione, tornare definitivamente in patria dopo alcuni anni.Come sempre non si deve generalizzare, e si deve abbattere il luogo comune di etichettare come mafiosi tutti i siciliani che emigrarono: pensiamo che nella sola New York nel 1920, vi erano circa un milione di persone di etnia italiana e i delinquenti erano una piccola minoranza. Vi furono molte persone oneste che la mafia la subirono e la combatterono anche sul territorio americano. Uno di questi uomini salirà alla storia per il coraggio e l’efficacia della sua lotta alla criminalità mafiosa, e diventerà un mito che persiste ancora oggi: Joe Petrosino.

Joe Petrosino


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Nato a Padula, in provincia di Salerno, il 30 agosto 1860, di famiglia modesta, non povera: con il suo lavoro di sarto, il padre era riuscito a far studiare i suoi quattro figli maschi[1]; emigrò con la famiglia a New York nel 1873 e crebbe nell'ambiente di Little Italy. Il piccolo Giuseppe per vivere si era messo a vendere giornali, a lucidar scarpe e a studiare la lingua inglese. Nel 1877, Joe (come ormai si chiamava) prese la cittadinanza americana, facendosi assumere l'anno dopo come spazzino dall'amministrazione newyorkese. Era caposquadra quando, una dopo l'altra, erano incominciate ad arrivare in America le fitte schiere degli emigranti italiani.

Questo fenomeno aveva posto le autorità americane di fronte a gravissimi problemi, primo quello dell'ordine pubblico. I poliziotti, quasi tutti ebrei o irlandesi, non riuscivano a capire gli immigrati né a farsi capire da loro: questo generava un clima a favore delle organizzazioni criminose che giunsero in breve a controllare tutta la Little Italy, ghetto malsano, fetido, superaffollato, dove una povera umanità sradicata (e che s'era portata appresso la propria sfiducia nell'autorità costituita) doveva lottare ogni giorno per la vita. Little Italy era il terreno ideale per la pianta del crimine. Con gli emigranti ansiosi di lavoro erano sbarcati negli Stati Uniti avventurieri, evasi e latitanti.
Comincia come come spazzino del Dipartimento di polizia nel 1883, non senza difficoltà, era stato ammesso alla polizia[. Faceva un certo effetto vedere quell'uomo basso e atticciato (non superava il metro e sessanta), tra i giganteschi poliziotti irlandesi: in compenso, Petrosino aveva spalle larghe, bicipiti possenti e, ciò che più contò per il suo arruolamento, grinta ed intelligenza: quanto, cioè, gli aveva permesso di superare le difficoltà derivanti dal fatto di essere l'unico poliziotto italiano, e perciò dileggiato dai connazionali e guardato con un certo sospetto dai colleghi. In poco tempo brucio´le tappe e si fece apprezzare per la lotta contro i delinquenti siciliani , tanto che nel 1905 divento´ tenente e gli fu affidata l'organizzazione d'una squadra di poliziotti italiani, l'Italian Squad[2] (composta di cinque membri, tra cui il successore di Petrosino, Michael Fiaschetti), e ciò aveva reso più proficua ed efficace la sua lotta senza quartiere contro la Mano Nera, una tenebrosa organizzazione a carattere mafioso, con ramificazioni in Sicilia, attraverso la quale si esprimeva il racket.
Proprio seguendo una pista che avrebbe dovuto portarlo ad infliggere, forse, un decisivo colpo alla Mano Nera, Petrosino era giunto in Italia.
La missione era top secret ma, a causa di una fuga di notizie, tutti i dettagli furono pubblicati sul New York Herald. Petrosino partì comunque nell'erronea convinzione che in Sicilia la Mafia, come a New York, non si azzardasse a uccidere un poliziotto ma si sbagliava.Alle 20.45 di venerdì, 12 marzo 1909, tre colpi di pistola in rapida successione, e un quarto sparato subito dopo, suscitano il panico nella piccola folla che attende il tram al capolinea di piazza Marina a Palermo, Non c'è soccorso possibile, l'uomo è stato raggiunto da tre pallottole: una al volto, una alle spalle, e una terza mortale alla gola. Poco dopo si scopre che si tratta del detective Giuseppe Petrosino, il nemico irriducibile della malavita italiana trapiantata negli Stati Uniti, celebre in America come in Italia quale protagonista della lotta al racket.Ai suoi funerali americani, parteciparono circa 20 mila persone: un folla di gente semplice che lo aveva eletto a simbolo della giustizia contro la criminalità dilagante. Il suo omicidio è rimasto irrisolto e senza colpevoli.Si ritiene che il responsabile della sua fine sia il boss 


Vito Cascio Ferro di Bisacquino

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tenuto d'occhio da Petrosino sin da quando questi era a New York, ed il cui nome era in cima ad una "lista di criminali" redatta dal poliziotto italoamericano e trovata nella sua stanza d'albergo il giorno della morte.
Vito Cascio Ferro nacque nel 1862 emigrò a New York, per poi ritornare in Sicilia nel 1904. Cascio Ferro, semianalfabeta, in apparenza signorile, barba fluente, incuteva timore e rispetto al suo passaggio e, quando visitava i territori “di sua pertinenza”, i sindaci, con la fascia sul petto, si recavano alle porte del paese in atto di “doveroso” omaggio. Dalla sua “scuola” uscirono molti mafiosi che poi organizzeranno il crimine in America, mantenendo stretti rapporti con la terra natale. Con lui la mafia compì un salto di qualità, sia nella protezione sistematica, nel “pizzo”, che con Cascio Ferro divenne un sistema, sia nei sequestri di persona, che invece da tempo non rientrano più nelle pratiche criminali della mafia, in nome di una ben definita filosofia.
Cascio Ferro venne accusato di sessantanove reati gravi, fra cui venti omicidi, ma venne regolarmente assolto e fu condannato per la prima volta solo nel 1926, ad opera del cosiddetto prefetto di ferro, Cesare Mori, ad otto anni di galera e morì in carcere.

Il proibizionismo


Nel Gennaio del 1919, le autorità statunitensi approvarono il Diciottesimo Emendamento, che salì alla storia per aver dato il là all’epoca del “ proibizionismo “. Furono definite “ bevande intossicanti “ tutti gli alcolici e divenne proibita la loro fabbricazione, il trasporto e la vendita. Questo evento costituì una svolta epocale per la mafia in America, perché consegnò nelle mani dell’illegalità il lucroso traffico e commercio di un prodotto a cui gli americani non erano disposti a rinunciare. C’è chi sostiene con un margine al difetto, che fino al 1933, anno dell’abrogazione del proibizionismo, il mercato illegale di alcolici abbia procurato introiti per oltre 2 miliardi di dollari. La gente vuole bere, e il decollo della guerra tra gangster per il controllo del traffico, viene liquidato spesso con un “ lascia che si ammazzino tra loro “. Nel frattempo la Prima Guerra Mondiale e un pacchetto di leggi successive, frenarono l’immigrazione italiana. In pratica solo chi aveva agganci nella mafia riusciva agevolmente a dirigersi negli Stai Uniti. Il proibizionismo segnò l’inizio dell’era dei grandi gangster che proseguì per tutti gli anni 20 e gran parte dei 30. Salirono alla ribalta dell’opinione pubblica per l’efferatezza dei crimini e la notorietà che li legava anche a uomini di potere, nomi come Joe “The Boss” Masseria, Al Capone, Lucky Luciano, Vincent Mangano, Albert Anastasia, Vito Genovese, Frank Costello e Nicola Gentile, detto “Nick” o “Cola”. Era una generazione di criminali per lo più nati in Italia meridionale, emigrati da ragazzi e affiliati alla mafia in territorio americano. Al Capone fu una illustre eccezione, in quanto nacque già negli Usa a Williamsburg da genitori napoletani. L’industria del cinema e dello spettacolo attinse a piene mani nell’epopea gangster della Chicago e New York anni ’20 e ‘30, e alcuni di questi uomini diventarono autentici miti.


Giuseppe Pietro Morello


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detto "Piddu" (Corleone, 2 maggio 1867 – New York, 15 giugno 1930), è stato un criminale italiano naturalizzato statunitense capo della "Mano Nera" a New York nei primi del '900.
Vissuto nei primi del '900, era originario di Corleone. La sua famiglia, che poi sarebbe diventata la Famiglia Genovese, aveva la base di potere a New York. Nonostante la sua mano destra fosse ridotta al solo dito mignolo, si ipotizza quasi certamente che in quegli anni sia stato il capo della mafia negli Stati Uniti. Il suo posto alla sua morte fu preso da Joe Masseria. La sua notorietà è data anche dal fatto di aver partecipato all'efferato assassinio del Corpo nel Barile, alle quali indagini partecipò l'illustre poliziotto italo-americano Joe Petrosino






Joe “The Boss” Masseria


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Giuseppe Masseria, soprannominato Joe the boss Masseria (Marsala, 1879)Emigra dalla Sicilia nel 1903, ed entra a far parte della banda di Morello. Dal 1920 assume il comando della banda.
Don Vito Cascio Ferro invia Salvatore Maranzano e altri suoi uomini per ottenere il controllo sulla mafia americana. Scoppia così la cosiddetta guerra castellammarese. Masseria venne così ucciso il 15 aprile 1931 da Joe Adonis, Albert Anastasia, Vito Genovese e Bugsy Siegel per ordine di Lucky Luciano.





Vincenzo Mangano

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nasce a Palermo il 28 Marzo 1888, emigra a New York alla fine degli anni '10, stabilendosi a Brooklyn; suo padre così come lui e suo fratello erano già importanti uomini d'onore in Sicilia. Al loro arrivo a New York diventano membri di spicco della famiglia di Salvatore D'Aquila, che gli affida il controllo del porto di Brooklyn. Un affiliato cugino di primo grado di Mangano era Emil Camarda che controllava il sindacato dei portuali tramite il partito democratico, a Tammanny Hall. Il potere di Mangano e del sindacato consisteva nel far lavorare al porto gli operai che dicevano loro ed esigendo una tangente per la cosca, inoltre estorcevano soldi a tutte le compagnie navali e alle altre imbarcazioni del porto. Nel 1924 arriva a New York clandestinamente suo fratello.
Nel dicembre del 1928 Mangano è tra i fermati dell'incontro tra i vertici mafiosa all'Hotel Statler di Cleveland. Nel 1930, con lo scoppio della Guerra castellammarese, Al Mineo viene assassinato assieme al suo vice Steve Ferrigno, e reggente della cosca viene nominato Frank Scalice. Con la fine della guerra, e la morte di Salvatore Maranzano e Joe Masseria, i due capimafia più potenti, i nuovi boss attuano la riorganizzazione della Mafia americana, e Vincent Mangano viene nominato capo di una delle Cinque famiglie di New York, con suo padre come consigliere anziano assieme a suo fratello, suo vice Frank Scalice, e tra i capidecina più fidati Carlo Gambino, Albert Anastasia, Joe Biondo, Giuseppe Traina, Joseph Riccobono e Steven Armone.

Verso la fine degli anni '40 i rapporti con Albert Anastasia incominciano a guastarsi perché Mangano vede intensificare i rapporti d'affari tra Anastasia e Frank Costello, quindi sospetta di un possibile complotto. I suoi sospetti si rivelano fondati quando all'inizio del 1951 suo fratello Philip viene trovato ucciso a Sheepshead Bay a Brooklyn. Vincent Mangano non ha nemmeno il tempo di organizzare la vendetta , infatti un paio di settimane dopo, il 19 aprile 1951 anche Don Vicenzu, come era rispettosamente chiamato, fa la stessa fine , infatti scompare di lupara bianca e il suo corpo non verrà mai ritrovato. Albert Anastasia si giustifica davanti alla commissione dicendo che l'ha fatto per difendersi dai Mangano che a parer suo lo volevano uccidere, quindi Anastasia con l'aiuto di Frank Costello viene nominato capo della Famiglia.

Salvatore Maranzano

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Salvatore Maranzano voleva diventare prete da giovane e studiò in seminario ma in seguito si associò al clan della mafia locale. Maranzano era una persona dalla forte propensione dal comando ed era molto rispettato dai suoi pari nel mondo nella malavita. Era affascinato da Giulio Cesare e dalla storia dell’Impero romano e si divertiva a parlarne ai membri meno dotti della mafia americana.
Maranzano si trasferì negli Stati Uniti nel 1925 stabilendosi a Brooklyn e divenendo ben presto il capo di un gruppo di mafiosi venuti da Castellammare del Golfo, che includeva Joe Bonanno, Joseph Profaci e Stefano Magaddino, mandati negli Stati Uniti da Vito Cascio Ferro, boss della mafia siciliana, con l’ordine di organizzare la mafia americana e portarla sotto il suo controllo. Cascio Ferro venne però arrestato durante il regime fascista e morì in carcere. Maranzano decise allora di organizzare la mafia americana sotto il suo controllo.Durante il Proibizionismo, Maranzano iniziò ad invadere il territorio di Joe Masseria, uno dei capi della Cosa nostra americana, dirottando i camion carichi di alcolici di sua proprietà e iniziando ad impadronirsi dei bar di Masseria. Ciò portò ad un sanguinoso conflitto all'interno della malavita newyorkese che venne definito "guerra castellammarese" perché i mafiosi che vi parteciparono erano quasi tutti originari di Castellammare del Golfo.
Maranzano e i suoi uomini divennero sempre più forti durante il conflitto. La guerra finì dopo che uno dei luogotenenti di Masseria, Charles “Lucky” Luciano, contribuì ad organizzare l’omicidio dello stesso Masseria nell’aprile del 1931, chiedendo in cambio di essere considerato pari a Maranzano.

La "leadership" di Maranzano

Salvatore Maranzano strutturò la nuova gerarchia della mafia di New York, che sarebbe stata divisa in Cinque Famiglie, che sarebbero state comandate da lui stesso, da Lucky Luciano, da Joseph Profaci, da Vincent Mangano e da Thomas Gagliano.
Maranzano dispose anche la creazione di una "Commissione", che doveva essere l'organo direttivo della mafia, di cui si nominò "capo dei capi"; Inoltre mise alcone regole all'interno della Commissione che tutti dovevano rispettare, pena la morte: proibì gli omicidi non approvati e che si parlasse dell'organizzazione e delle sue attività a nessuno, anche se l’interlocutore era la moglie di un membro dell’associazione.
Per dimostrare il suo dominio agli altri boss, Maranzano convocò un incontro a Wappingers Falls, a New York, a cui parteciparono boss importandi come Al Capone.
Maranzano paragonava l’organizzazione all’Impero Romano ed infatti tentò di modellarla sulla base delle regole politiche della Roma antica. Infatti, essendo un mafioso all'antica, si oppose all’alleanza di Lucky Luciano con i gangster ebrei Meyer Lansky e Bugsy Siegel, secondo la convinzione che chi fosse siciliano non poteva lavorare con chi non lo era. Ciò portò Luciano e i suoi soci ad iniziare ad aspettare l’occasione per sbarazzarsi di Maranzano.

Maranzano capì presto le loro intenzioni ed iniziò a progettare di uccidere Luciano, Vito Genovese, Frank Costello e gli altri, assoldando il killer Vincent “Cane Pazzo” Coll. Però Luciano, aiutato da Meyer Lansky, scoprì il piano di Maranzano e mandò Samuel “Red” Levine e altri tre uomini assoldati da Lansky travestiti da poliziotti del Fisco nell’ufficio di Maranzano al nono piano dell’Hemsley Building il 10 settembre 1931. Una volta dentro l'ufficio, disarmarono le guardie e, facendo finta di arrestare Maranzano, lo pugnalarono e gli spararono con una mitragliatrice, uccidendolo. Quando scesero le scale, incontrarono Vincent Coll che stava salendo per incontrarsi con Maranzano, avvertendolo che c’era stata una perquisizione e facendolo scappare.

In seguito alla morte di Maranzano, Luciano e i suoi soci riorganizzarono le Cinque Famiglie e abolirono la posizione di "capo dei capi". Gran parte della famiglia di Maranzano venne integrata in quella di Joseph Bonanno e divenne nota come famiglia Bonanno.

La moglie di Maranzano, Elisabetta, morì nel 1964. Entrambi furono seppelliti al Saint John’s Cemetery nel Queens di New York, curiosamente accanto alle tombe di Luciano e Genovese.

JOE PROFACI

Giuseppe Profaci nacque a Villabate nel 1897 Nel 1921 emigrò a New York dove verrà naturalizzato cittadino americano nel 1927. Suo fratello Salvatore diventa il primo consigliere della famiglia Colombo dalla fine degli anni '20 fino alla sua morte per un incidente stradale nel 1954. Joe Profaci stabilisce la sua base principale a Brooklyn: ufficialmente è uno dei più grossi importatori di olio d'oliva d'america ed è chiamato il re dell'olio d'oliva.La famiglia diviene autonoma nel 1931 con la fine della Guerra castellammarese e si occupa di estorsioni, gioco d'azzardo, scommesse clandestine, usura, traffico di droga, appalti truccati e sindacati dell'edilizia. I suoi uomini di fiducia sono come vice capo suo cognato Joe Magliocco, consigliere suo fratello Salvatore, come capidecina Simone Andolino, Salvatore Badalamenti, Leonard Carlino, Harry Fontana, Joseph Colombo, John Oddo, Nicholas Forlano Sebastiano Aloi e Ambrose Magliocco.

Nel 1947 torna nella natia Villabate per circa un mese dove il capo mafia del paese è Antonino Cottone. Cottone è un suo ex luogotenente a New York, ed è tornato in paese alla fine degli anni '30; ufficialmente è socio con Profaci nell'esportazione di agrumi in America, ma in realtà è una copertura per il traffico d'eroina che viene nascosta dentro le cassette di agrumi, per poi essere smerciata in America.Nel 1956 la nipote Rosalie si sposa con Salvatore Bonanno, figlio di Joseph Bonanno, mentre le sue due figlie si sposano con il figlio di William Tocco e con il figlio di Joe Zerilli, capimafia di Detroit.Nel 1960 scoppia la guerra all'interno della famiglia con gli affiliati più giovani guidata da Joe Gallo: gli omicidi dureranno per alcuni anni da entrambe le parti e si arriverà alla pace con il gruppo di Gallo solo quando quest'ultimo viene arrestato. Nel 1962 Profaci muore di cancro all'eta di 65 anni, gli succede alla guida della cosca il suo vice e cognato Joseph Magliocco che si occupò principalmente di gioco d'azzardo e sindacati, controllando gran parte di Brooklyn e Staten Island, fino alla sua morte. . Il 28 dicembre 1963 Magliocco muore per un attacco di cuore. Gli succederà alla guida della famiglia Joseph Colombo..

VITO GENOVESE


Vito Genovese di origini campane ,emigra in America con la sua famiglia nel 1913 e con i suoi familiari si stabilisce a Little Italy (New York), dove già abitano alcuni suoi parenti. Nel 1915 subisce il primo arresto per possesso illegale di arma da fuoco e verrà condannato ad un anno di reclusione. Uscito di prigione conosce un giovane coetaneo, Lucky Luciano. I due diventeranno inseparabili e la loro amicizia durerà per quasi quarant'anni. All'inizio degli anni venti, Luciano lo introduce nella Famiglia mafiosa guidata da Joe Masseria. Sotto la sua guida, Genovese si occupa di estorsioni e contrabbando di alcolici e, grazie al suo carattere sadico e violento, diventa uno dei più spietati e sanguinari killer della Famiglia.

Nel 1930, con lo scoppio della guerra castellammarese, compie decine di omicidi, tra cui quello del boss Gaetano Reina. Nel 1931 Lucky Luciano, assieme agli altri boss, organizza l'omicidio di Joe Masseria e Salvatore Maranzano, i due mafiosi più potenti dell'epoca, mettendo cosi fine alla guerra. Genovese fu uno dei killer di Joe Masseria assieme a Joe Adonis ed Albert Anastasia.

Lucky Luciano, nuovo boss della Famiglia, nomina Genovese suo vice: cosi, a soli 34 anni, Vito diventa uno dei più potenti mafiosi di New York. Quando nel 1936 Luciano viene arrestato e condannato a 30 anni di carcere, pur continuando a comandare dalla prigione, affida la reggenza della Famiglia al vicecapo Vito Genovese. Appena un anno dopo, nel 1937, Genovese è costretto a darsi alla latitanza perché accusato dalla procura distrettuale di New York di essere il mandante dell'omicidio di Ferdinand Boccia, un soldato e suo ex socio nella Famiglia. Genovese lascia gli Stati Uniti e si rifugia in Italia. Genovese, da tipico opportunista, diventa subito sostenitore di Benito Mussolini e degli altri gerarchi fascisti. Nel 1943, con lo sbarco degli alleati in Sicilia, Genovese diventa l'interprete ufficiale del colonnello Charles Poletti.

Genovese prospera con i suoi affari nel mercato nero e nel contrabbando grazie agli ufficiali americani corrotti, tra cui lo stesso colonnello Poletti, legato alla mafia. Ma nel 1945 la polizia militare scopre i suoi loschi affari e lo arresta. L'agente Orange Dickley, ufficiale della polizia militare, scopre che Genovese in realtà è ricercato per omicidio e lo fa rimpatriare negli Stati Uniti per sottoporlo a processo.
Durante lo svolgimento del processo, i testimoni chiave incominciano a morire in modi misteriosi (naturalmente assassinati dagli uomini di Genovese). Le morti, grazie alle autorità di polizia corrotte, vengono archiviati come suicidi e così Genovese viene assolto da tutte le accuse.

Sempre nel 1946 Lucky Luciano era stato espulso dagli Stati Uniti e quindi Frank Costello era diventato il boss ufficiale della Famiglia Luciano. Costello declassò Genovese da potenziale erede al trono della Famiglia e inoltre, negli anni di assenza di Genovese, Costello aveva diminuito di molto il potere ai suoi uomini di fiducia. Genovese, che aspirava al ruolo di boss, cominciò a nutrire rancore verso il suo vecchio amico, progettandone l'eliminazione.Genovese aveva il sostegno dei suoi fedelissimi: Jerry Catena, Michele Miranda, Anthony Strollo, Philip Lombardo e Thomas Eboli. Tuttavia Costello era ancora uno dei più potenti boss d'America ed era sostenuto da alcuni dei capidecina più potenti della Famiglia: Joe Adonis, Anthony Carfano, Rocco Pellegrino, John Biello, John De Noia e soprattutto il suo vicecapo Willie Moretti.

Genovese cosi attua una specie di "guerra fredda" e nel 1951 fa assassinare Willie Moretti. Costello preferisce non cadere nelle provocazioni per non scatenare una guerra fratricida all'interno della Famiglia.

Nel 1953 Joe Adonis viene espulso dagli Stati Uniti e così il potere di Frank Costello incomincia a crollare. Nel 1957, con la morte per cause naturali di John De Noia, il ritiro dalle attività mafiose di John Biello e l'omicidio di Albert Anastasia (capo della Famiglia Mangano e alleato di Costello stesso), Genovese decide che è venuta l'ora di deporre dal trono Frank Costello.

Frank Costello, leggermente ferito nel corso di un agguato mentre sta rientrando nella sua casa a Manhattan, decide di ritirarsi e lasciare il posto a Genovese. Il killer, Vincent Gigante, è un giovane soldato di Vito Genovese.

Genovese nomina come vicecapo Jerry Catena e come consigliere Michele Miranda. Pochi mesi dopo con Carlo Gambino, nuovo capo della Famiglia Mangano, organizza la Riunione di Appalachin.

Nel 1959 Genovese viene arrestato e condannato a 15 anni di carcere, con l'accusa di essere uno degli organizzatori di un traffico di eroina.Pur continuando a comandare dal carcere, Genovese nomina come reggente Anthony Strollo che, assieme a Catena, Miranda, Lombardo ed Eboli, gestiranno gli affari della cosca. Nel 1962 ordina dal carcere l'omicidio dello stesso Strollo, colpevole secondo lui di essere diventato troppo autonomo e di essersi avvicinato troppo a Carlo Gambino.

Nel 1963 uno dei suoi uomini, Joe Valachi, accetta di testimoniare contro di lui e l'intera mafia, diventando così il primo pentito di Cosa Nostra in America.

Valachi, recluso nello stesso carcere di Genovese, temeva di essere ucciso su ordine del suo anziano boss. Questa pubblicità, indesiderata dalla Mafia, portò un grosso danno di immagine a Genovese, ritenuto dagli altri boss il responsabile del pentimento di Joe Valachi.
Vito Genovese muore in carcere per un attacco di cuore nel 1969, all'età di 72 anni.Genovese è considerato uno dei boss mafiosi più traditori, doppiogiochisti e spietati della Mafia americana.

Frank Costello (Il primo ministro della malavita".)

Nato nel 1891 a Lauropoli, in Provincia di Cosenza, emigra a New York nel 1895 insieme alla sua famiglia, con sua madre e suo fratello Edoardo per raggiungere il padre emigrato alcuni anni prima. Vanno ad abitare nell'East Harlem. All'età di 13 anni Francesco entra in una gang giovanile del quartiere. Continua a commettere piccoli crimini, come aggressioni e rapine dal 1908 al 1913. Nel 1915 all'età di 24 anni viene arrestato e condannato a 10 mesi di reclusione per possesso di arma da fuoco. Sempre nel 1915 dopo essere uscito di prigione si sposa con una ragazza ebrea di nome Lauretta Giegerman, sorella di un suo amico. Dopo il suo rilascio Frank giurò a se stesso che non sarebbe andato a finire più in prigione. Nel 1916 comincia a lavorare per Ciro Terranova, un potente mafioso di East Harlem. Terranova è il vicecapo della Famiglia Morello di Manhattan.Frank diventa un membro della cosca controllando il gioco d'azzardo, e fa amicizia con Lucky Luciano, responsabile e leader per la Famiglia nel Lower East Side. I due assieme ad altri giovani come: Vito Genovese, Joe Adonis, e i loro soci Ebrei Meyer Lansky e Bugsy Siegel si occupano di rapine, estorsioni, e gioco d'azzardo. L'alleanza Luciano - Costello - Lansky, prospera con il passaggio nel 1919, nel contrabbando di alcol. Il successo dei giovani consiste nell'allearsi con gangster di altre etnie, come ebrei e irlandesi, che includono: Dutch Schultz, Owney Madden e William Dwier. Questi nuovi boss emergenti si allearono tra di loro e uccisero sia Joe Masseria, sia Salvatore Maranzano i due vecchi boss, e riorganizzarono le cinque Famiglie. Costello diventa il consigliere della Famiglia Luciano. Costello controlla i racket delle slot machines e le scommesse clandestine per la Famiglia, con la collaborazione di due suoi associati ebrei che sono Philip Kastel e Frank Erickson. Costello fa piazzare circa 25.000 slot machine, nei bar, ristoranti, caffè, stazioni di benzina. Nel 1934 il sindaco di New York La Guardia, fa sequestrare gran parte delle slot machines e le fa distruggere. Costello così si mette in affari con Carlos Marcello di New Orleans, e corrompe il governatore della Louisiana, Huey Long con la proposta di dargli il 10% dei profitti. Piazza Philip Kastel in Louisiana con lo scopo di supervisionare l'andamento degli affari. Nel 1936 Lucky Luciano viene arrestato e condannato dai 30 ai 50 anni. Così Genovese diventa il reggente della cosca, eseguendo sempre gli ordini che continua a dare Luciano dal carcere, ma nel 1937 Genovese è costretto a scappare e a rifugiarsi in Italia dopo aver commesso l'omicidio di Ferdinand Boccia. Costello diviene cosi il reggente della cosca. Con Genovese fuori causa, Frank ha il totale controllo della Famiglia, nomina Willie Moretti suo vice, e dà ancora più potere ai suoi capidecina di fiducia che sono Joe Adonis, Anthony Carfano, Michael Coppola, Anthony Strollo, Vincent Alo e Settimo Accardi, mentre diminuisce il potere agli uomini di fiducia di Genovese.
Costello reinveste i proventi illegali, con investimenti legittimi che includono ristoranti e locali come il copacabana di cui Costello è il proprietario segreto. Costello espande le operazioni criminali della Famiglia con i casinò a Las Vegas e a Cuba. Nel 1946 con l'espulsione di Luciano dagli Stati Uniti, Costello diventa il Boss ufficiale della Famiglia. Sempre nel 1946 Genovese torna in America, e inizia a covare del risentimento verso Costello perché è stato retrocesso a capodecina ed i suoi uomini di fiducia hanno perso molto potere all'interno della cosca.

In quel periodo Costello è uno dei membri più potenti della commissione, e di conseguenza Genovese viene dissuaso dai suoi uomini nell'attaccare Costello in maniera frontale. Genovese ed i suoi uomini infatti temono particolarmente il vice di Costello: Willie Moretti ed i suoi uomini, della fazione della Famiglia nel New Jersey.

Il 5 ottobre 1951 Moretti viene assassinato in un ristorante del New Jersey, dai killer di Genovese. Con la morte di Willie Moretti la posizione di Costello si indebolisce, ma Frank preferisce temporeggiare, e cerca di non cadere nelle provocazioni di Genovese per non scatenare una guerra, e di conseguenza prendersi il torto. Nell'agosto del 1952 Costello passa 14 mesi in prigione per evasione fiscale. Nel 1956 Joe Adonis potente alleato di Costello viene deportato in Italia. Con l'uscita dalle scene di Adonis la posizione di Costello si indebolisce ulteriormente, e Vito Genovese decide che è ora di deporre Costello dal trono della Famiglia. Genovese assieme a Carlo Gambino, a Gaetano Lucchese e ad altri boss della commissione organizzano l'omicidio di Albert Anastasia capo della Famiglia Mangano, ed alleato di Costello.

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Alcuni mesi dopo, la sera del 2 maggio 1957 Frank Costello mentre sta rientrando nel suo appartamento a Manhattan assieme a sua moglie subisce un tentato omicidio, dove si salva per miracolo, rimanendo leggermente ferito alla testa. L'autore del tentato omicidio è stato Vincent Gigante un giovane killer di Vito Genovese. Subito dopo l'attentato Costello chiede il permesso alla Cupola di ritirarsi a vita privata, e cede il posto di Boss a Vito Genovese. Il 18 febbraio 1973 Francesco Castiglia muore per un attacco cardiaco all'età di 82 anni all'ospedale di Manhattan.


Albert Anastasia

Nasce a (Tropea, 26 settembre 1902)
Era soprannominato The Mad Hatter, ovvero il "cappellaio matto" e Lord High Executioner; boss della potente Famiglia Gambino dal 1951 al 1957, è stato l'autore di decine di omicidi negli anni venti e trenta, ed è ricordato per la sua brutalità e per il suo ruolo all'interno della banda dei sicari chiamata Murder, Inc.; Anastasia è il primo di 9 fratelli, di cui uno, Anthony Anastasia, lo seguirà nella carriera all'interno della cosca, lavorando come capo del sindacato al porto. Nel 1919 emigra a New York ed entra a far parte dell'associazione internazionale degli scaricatori di porto. In questo periodo uccide un compagno dell'associazione e viene condannato a 18 mesi di carcere a Sing sing rischiando addirittura la sedia elettrica. Alla sua uscita conosce Lucky Luciano ed entra a far parte della cosca di Joe Masseria. Albert Anastasia al soldo di Lucky Luciano partecipa alla cosiddetta Guerra castellammarese per eliminare la vecchia mafia capeggiata dal suo precedente boss Masseria e di Salvatore Maranzano. Fu uno dei killer di Joe Masseria al ristorante Scarpato di Coney Island assieme a Vito Genovese, Joe Adonis e Bugsy Siegel. Lucky Luciano per la sua lealtà lo colloca alla conduzione del racket come braccio esecutivo del sindacato nazionale degli scaricatori di porto nella famiglia guidata da Vincent Mangano con il ruolo di capodecina sotto Don Vicenzu.

All'inizio degli anni '40, assieme a Lepke Buchalter, ha il controllo di alcuni sindacati delle confezioni, e crea la Murder, Inc., un gruppo misto di sicari Italiani, Ebrei ed Irlandesi, cordinati proprio da Buchalter su ordine di Anastasia e Joe Adonis. Nel 1951, con l'aiuto di Frank Costello, allora capo della Famiglia Luciano, fa eliminare i fratelli Mangano e diviene il capo della famiglia. Le ambizioni di Anastasia incominciano a crescere a dismisura.

Durante gli anni '50, Meyer Lansky ha molto successo con i casinò di Cuba e il controllo del gioco d'azzardo dell'isola per conto di tutte le Famiglie; Lansky passa periodicamente grosse somme di denaro, ma Anastasia, sentendosi sempre più potente chiede a Lansky somme sempre maggiori, finché questi si rifiuta. Per ripicca Anastasia incomincia a stabilire a Cuba altri racket e case da gioco. Così Meyer Lansky ne discute con Santo Trafficante Jr, capo della Famiglia di Tampa, Vito Genovese, rivale e nemico di Frank Costello e Carlo Gambino capodecina dello stesso Anastasia, interessato a succedergli alla guida della Famiglia, dato che questi tre sono i più interessati alla morte di Anastasia.

La mattina del 25 ottobre 1957 Albert Anastasia si reca dal suo barbiere preferito al Park Sheraton Hotel, accompagnato dal suo guardaspalle James Squillante: appena sedutosi sulla poltrona con in testa l'asciugamano caldo entrano due killer che lo uccidono. Ad organizzare l'omicidio è stato Joe Biondo, assieme a Carlo Gambino che gli succede alla guida della Famiglia, dandogli anche il nome futuro. Alcuni sospettarono che i killer utilizzati furono i fratelli Gallo, ma cinquant'anni dopo gli storici ritengono che i killer furono Steven Grammauta e Joseph Armone, coordinati dal capodecina e fratello di Joseph Steven Armone.

Joseph Bonanno, soprannominato "Joe Bananas

Joseph Bonanno nacque a Castellammare del Golfo, in Sicilia, ma emigrò negli Stati Uniti nel 1908, all'età di tre anni. La sua famiglia decise però di trattenersi poco nel nuovo continente e solamente alcuni anni più tardi fece ritorno in Sicilia. Joseph durante l'infanzia crebbe circondato dalle idee anti-fasciste della famiglia e per questo nel 1925, quando il potere di Mussolini si consolidò, fu costretto ad abbandonare l'Italia per trasferirsi a Cuba. Al momento dell'esilio nell'isola caraibica, Bonanno era già in contatto con diversi mafiosi e tentò addirittura di impedire al partito fascista di Mussolini di conquistare il potere in Sicilia. Dopo un breve periodo a Cuba, Bonanno fece ritorno negli Stati Uniti, dove diventò cittadino naturalizzato nel 1945.

Nel 1927 Vito Cascio Ferro, boss della mafia siciliana che coltivava il sogno di controllare Cosa nostra americana, decise di inviare il suo fedelissimo Salvatore Maranzano negli Stati Uniti perché collaborasse con Bonanno al fine di portare la mafia italo-americana sotto il suo controllo. Fu così che Maranzano intraprese una lotta contro colui che aveva il controllo sull'intera mafia newyorkese: Joe "The Boss" Masseria.La lotta tra Maranzano e Masseria si trasformò ben presto in una vera e propria guerra, che prese il nome di "guerra castellammarese".

Ma, all'interno delle loro stesse organizzazioni, Maranzano e Masseria avevano un gruppo di giovani uomini senza scrupoli che approfittarono di questa faida per salire di grado nella gerarchia della famiglia di appartenenza. Fu così che i due potenti boss furono assassinati a meno di cinque mesi l'uno dall'altro da un gruppo di giovani mafiosi come Lucky Luciano, Bugsy Siegel e Meyer Lansky.

Dopo la morte di Maranzano, Luciano creò una sorta di comitato di controllo sulle attività mafiose, denominato Commissione. Ne facevano parte le Cinque Famiglie della mafia newyorkese e la famiglia Bonanno era una di queste.
Bonanno incorporò gran parte degli affiliati a Maranzano nella sua famiglia. I suoi interessi nel campo commerciale spaziavano dall'abbigliamento alle fabbriche di formaggio fino alle imprese di pompe funebri. Si dice che fu proprio Bonanno ad inventare il modo per occultare i cadaveri chiamato "doppia bara": il corpo da occultare veniva nascosto sotto quello di un cliente delle pompe funebri.

Negli anni '60, Bonanno decise di espandere le sue attività in Arizona e in California. Così gli affari a New York iniziarono a risentirne e, tenuto anche conto del fatto che le altre famiglie si risentivano per la sete di potere di Bonanno, ben presto ci furono aspre ripercussioni. Bonanno iniziò ad investire nel settore del gioco d'azzardo a Cuba con l'amico Meyer Lansky e aprì degli altri esercizi in Canada. In questo periodo, i boss delle altre famiglie iniziarono a sospettare che Bonanno stesse tentando di prendere il controllo anche dei loro territori.Dopo la morte di Joseph Profaci, un buon amico di Bonanno e boss dell'omonima famiglia, Joseph Magliocco ne diventò il capo. Fu a questo punto che Bonanno tentò di convincere Magliocco ad eliminare alcuni boss eccellenti, fra cui Carlo Gambino, Gaetano Lucchese e Sam Giancana. Rispettando la gerarchia del potere mafioso, Magliocco delegò a Joseph Colombo il compito di provvedere a questi assassini, ma quest'ultimo lo tradì e andò a riferire il piano agli altri membri della Commissione.

La Commissione pretese una spiegazione da Magliocco e Bonanno, ma quest'ultimo si rifiutò di presentarsi e rispondere alle domande. All'epoca, Magliocco era anziano e molto malato, ragion per cui la Commissione fu piuttosto clemente, infliggendogli una multa di 50.000 dollari e obbligandolo a ritirarsi dalla vita criminale attiva. Un mese dopo, Magliocco morì di cause naturali.

I membri della Commissione avevano sperato che la clemenza nei confronti di Magliocco avrebbe portato Bonanno a confessare. In ogni caso, visto e considerato che molti di loro conoscevano Bonanno fin dall'infanzia, furono riluttanti ad accettare la proposta di Sam Giancana di uccidere Bonanno senza prima aver ascoltato una sua dichiarazione.

Nel 1964 Bonanno ed il suo rappresentante legale furono rapiti da un uomo di fiducia di Bonanno stesso, Mike Zaffarino. Bonanno fu tenuto prigioniero per 19 mesi a New York, dopodiché accettò di ritirarsi, di consegnare la gestione del business della famiglia alla Commissione (giro d'affari di circa 2 miliardi di dollari all'anno) e di trasferirsi in un altro Paese.Bonanno accettò le direttive della Commissione e si trasferì ad Haiti. Ma nel 1965 il figlio Salvatore subì un tentativo di omicidio, durante il quale rischiava di essere ucciso il fratello. Bonanno capì che dietro ad esso c'era colui che prese il suo posto nella gestione della famiglia, Paul Sciacca. Presto iniziarono le ripercussioni per Sciacca in quella che fu conosciuta come la "guerra di Joe Bananas". Questa nuova faida divise la famiglia Bonanno in due rami: uno che supportava Joseph Bonanno e l'altro che supportava Paul Sciacca. Bonanno era ancora molto potente e la Commissione lo capì immediatamente. Prima che potessero essere presi ulteriori provvedimenti, Bonanno fu colpito da infarto e si ritirò definitivamente dalla scena, mettendo la parola fine alla guerra.Bonanno si ritirò in Arizona, dove era stato anche detenuto dall'FBI per una serie di reati minori in passato. Tentò di riabilitare il suo nome nel 1983, scrivendo sotto pseudonimo l'autobiografia "A Man of Honor" (un uomo d'onore), ma finì per denunciare l'editore che, a suo dire, aveva messo in copertina una foto che lo ritraeva come un gangster da quattro soldi. Alcuni importanti particolari e segreti sulla mafia vennero rivelati nel libro e fu avviata un'inchiesta. Dopo la sua rinuncia a testimoniare di fronte ad una giuria in merito a quanto pubblicato, fu arrestato e imprigionato per un breve periodo.

Non fu mai condannato per reati gravi. Fu solamente condannato a pagare una multa di 450 dollari e rimase in prigione per 14 mesi quando si rifiutò di testimoniare.

Big Jim Colosimo

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Giacomo Colosimo (Colosimi, 16 febbraio 1878 – Chicago, 11 maggio 1920

Lasciò la sua terra natale, Colosimi in provincia di Cosenza, per raggiungere il padre, Luigi, emigrato prima di lui negli Stati Uniti.Sbarcato in America nel 1895, dopo aver fatto il garzone in una macelleria e lo spazzino, decise d'imporsi al mondo con l'astuzia e la violenza. Agli americani offrì bordelli di lusso, ristoranti alla moda, gioco d'azzardo, tabaccherie raffinate ed i primi ostelli di piacere nel mondo. Nel primo decennio del Novecento era uno degli uomini più ricchi degli Stati Uniti, temuto e rispettato dalla comunità italo-americana. Tra le sue attività legali aveva il Colosimo's caffè, famoso ristorante dove lui si aggirava tra i tavoli per consigliare le specialità dello chef italiano più famoso a quel momento, Antonio Caesarano, i cui servigi si diceva che fosse riuscito ad assicurarsi con la più classica delle intimidazioni "da mobster".Big Jim Colosimo (così era chiamato) amava l'opera, soprattutto la lirica, tanto che era capace di lasciare qualsiasi affare pur di seguire un'opera, si dice inoltre che fosse un intimo amico del tenore Enrico Caruso. La ferocia che lo contraddistingueva nella gestione di bische, racket e prostituzione lo portò a diventare uno dei malavitosi più temuti di Chicago. Per difendere i suoi interessi minacciati da altri malavitosi, chiamò con se 

Johnny Torrio



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che diventò il suo vice, e portarono ricchezza alla loro organizzazione eliminando tutti i possibili rivali e corrompendo i poliziotti troppo curiosi. Johnny Torrio fece venire da New York il suo amico d'infanzia Alphonse Capone (meglio conosciuto come Al Capone) con il quale decisero con l'avallo di Frankie Yale di assassinare Big Jim Colosimo, il quale aveva perso la testa, a più di quarant'anni, per un'attrice di 19 anni. Così Giacomo Colosimo venne ucciso l'11 maggio 1920 dallo stesso Torrio che prese il comando dell'impero criminale fondato da suo zio.





Alphonse Gabriel Capone, meglio conosciuto 

come Al Capone 


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Alphonse Gabriel Capone, meglio conosciuto come Al Capone (Brooklyn, 17 gennaio 1899 – Miami, 25 gennaio 1947), è stato un criminale statunitense, di origine italiana; è considerato un simbolo del gangsterismo americano e della crisi della legalità che gli Stati Uniti dovettero affrontare nel corso degli anni venti.



Figlio di emigranti: il padre, barbiere, Gabriele Caponi (il cognome fu modificato forse per errore dall'anagrafe statunitense, il suono "i" si scrive con la lettera "e" in inglese) e Teresina Raiola, originari di Castellammare di Stabia ed Angri rispettivamente, crebbe in un ambiente degradato, entrando presto in contatto con piccole gang di microcriminalità minorile, fu espulso dalla scuola dopo aver aggredito e percosso un docente, ed entrò a far parte della banda dei Five Pointers di Frankie Yale.



Fu in questo periodo che gli fu attribuito il soprannome di Scarface, a causa di una vistosa cicatrice sulla guancia sinistra causata da coltellate che gli furono inferte da Frank Galluccio, sulla cui sorella Capone aveva espresso commenti pesanti. Lavorando per Frankie Yale, Capone fu arrestato una prima volta per reati contravvenzionali, poi uccise due uomini, ma protetto dall'omertà non ne fu mai accusato. Nel 1919, dopo aver gravemente ferito un esponente di una banda rivale, Yale lo inviò a Chicago, in Illinois, finché non si fossero calmate le acque. Qui Capone si mise al servizio di Johnny Torrio, vecchio sodale di Yale nonché nipote di Big Jim Colosimo (altro noto gangster italo-americano, esponente di punta della Mano Nera).



Torrio gli affidò la gestione delle scommesse clandestine e presto Capone sarebbe divenuto il suo braccio destro, acquisendo la gestione di tutte le attività illegali della banda. In violazione di una lunga tregua, Torrio fu vittima di un attentato da parte della gang rivale guidata da Dean O'Banion; gravemente ferito e psicologicamente scosso, il boss passò lo scettro del potere ad Al Capone con unanime consenso degli interessati (anche della banda rivale), che lo chiamavano ora The big fellow.Il "successo" fu tale che alla sovranità sul crimine di Chicago e dintorni Capone poté presto affiancare anche una posizione di supremazia economica e di potere sulle aree di sua influenza.



Investì infatti parte dei ricavati delle attività illecite in attività del tutto legali, separando le gestioni contabili e potendo quindi contare su introiti di copertura (non meno rilevanti di quelli originari). Durante gli anni del proibizionismo, la copertura gli consentiva di avere più agevole accesso agli ambienti istituzionali, nei quali doveva procacciarsi con la corruzione la protezione politica che consentisse al business degli alcoolici di prosperare.

Uno dei politici sul suo libro-paga era il sindaco William "Big Bill" Hale Thompson, Jr., il quale, ad un dato momento, gli consigliò di lasciare la città. Chicago era infatti sotto i riflettori di tutta la nazione per il tasso di criminalità e per l'impudenza ormai leggendaria delle gang, e Capone stesso - sia pure senza che nessuna specifica accusa gli fosse stata ufficialmente mossa - era considerato il maggior responsabile di questo malsano clima.

Capone contribuiva in effetti non poco a rendere la metropoli animata, ordinando innumerevoli omicidi (spesso di testimoni di crimini). Il boss ideò per queste operazioni una tecnica speciale: si prendeva in locazione un appartamento di fronte alla casa della vittima, e da lì la si uccideva con fucili di precisione da selezionati cecchini.Sempre opera di Capone, che nel frattempo si era trasferito in Florida, fu la cosiddetta "strage di San Valentino"Il 14 febbraio del 1929 cinque dei suoi uomini irruppero travestiti da poliziotti in un garage al 2122 di North Clark Street, sede del quartier generale della North Side Gang, organizzazione capeggiata in passato da Dean O'Banion e guidata poi da George "Bugs" Moran, principale concorrente di "Big Al" nel mercato degli alcolici; allineati i sette presenti lungo un muro, come per un normale controllo di polizia, li fucilarono alla schiena. L'episodio resta a tutt'oggi uno dei più cruenti regolamenti di conti della storia della malavita.

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Ad alimentare però una certa mitologia di Capone, vennero alcune iniziative che si sarebbero potute dire demagogiche, sebbene pare che effettivamente fossero mosse da animo sincero: la gravissima crisi economica del 1929 aveva spinto sul lastrico milioni di statunitensi, letteralmente costretti alla fame, e Capone ordinò alle sue aziende "lecite" della ristorazione e dell'abbigliamento di distribuire gratis cibo e vestiti a chi ne avesse bisogno.

Ciò non evitava che l'espansione del suo impero criminale proseguisse con violenza, addirittura con l'acquisizione armata di nuovi insediamenti come il suburbio di Forest View, subito popolarmente rinominato "Caponeville", nel quale gli uomini della sua gang giravano armati per le strade quasi fossero una forza di polizia. Qui, sempre nel 1929, lo stesso Capone fu arrestato per possesso illegale di un'arma da fuoco.
Nel 1930 Al Capone, che da poco era entrato nella lista dei maggiori ricercati dell'FBI, fu dichiarato "nemico pubblico numero 1" della città di Chicago.

Studiando il modo di neutralizzarlo, visto che non si riusciva ad attribuirgli crimini diretti per la sua esperta capacità di organizzarli (oltre che per la protezione omertosa, che gli forniva alibi impeccabili), si dibatté negli Stati Uniti circa l'opportunità di tassare i redditi provenienti da attività illecita. Ottenuto l'avallo legislativo, si assegnò al caso una squadra di agenti federali del Dipartimento del Tesoro, comandata da Eliot Ness e composta da un pool di super-esperti e incorruttibili funzionari che si erano guadagnati il nomignolo di "Intoccabili".

Questi si misero alle costole di Capone analizzando ogni più piccolo movimento finanziario sospetto, ma Capone non aveva nulla di intestato, agiva sempre attraverso prestanome e le contabilità illecite erano gestite tramite codici, perciò il boss restava sufficientemente tranquillo. Sinché non si trovò, per caso, un piccolo fogliettino nel quale era citato il nome di Capone. Fu la chiave di volta dell'intera operazione: si riuscì a sfruttare quel piccolo errore per porre in collegamento fra loro molte altre prove raccolte, allestendo quindi un piano accusatorio alquanto vasto, tradottosi nel rinvio a giudizio per evasione fiscale, con 23 capi d'accusa.

La difesa di Capone propose un patteggiamento, che fu però rifiutato dal giudice. Provò allora a corrompere la giuria popolare, e forse stava riuscendo nell'intento, ma questa fu sostituita all'ultimo momento, la sera prima del processo, da una completamente nuova. La nuova giuria lo giudicò colpevole solo di una parte dei reati ascrittigli, comunque abbastanza perché gli fosse irrogata una condanna a 11 anni di carcere ed una pesante multa di 80.000 dollari.
Inviato ad Atlanta, Georgia, dove si trovava forse la più dura delle carceri statunitensi, Capone vi si accomodò senza grandi fastidi, ottenendo con la corruzione lussi e privilegi e, di fatto, la possibilità di continuare a governare i suoi interessi anche dalla reclusione. Per questo fu poi inviato ad Alcatraz, dove la gestione fu più seria, tutti i contatti con l'esterno vennero davvero interrotti e Capone non ebbe altra speranza che i benefici per la buona condotta; diventò così un detenuto modello, evitando di farsi coinvolgere in rivolte ed isolandosi dagli altri detenuti.

Fu ad Alcatraz che gli furono diagnosticati i primi segni di una forma di demenza causata dalla sifilide, precedentemente contratta, e fu internato in una struttura ospedaliera carceraria. Liberato nel 1939, dopo un supplemento di cure presso un ospedale, si ritirò in Florida dove l'incedere del problema mentale gli impedì di seguire le sue originarie attività. Molti pensano invece che la sua precoce fine fu determinata dallo scorno per la sconfitta subita che ebbe come conseguenza un blocco mentale che gli impedì di proseguire la sua attività criminale.

Nel 1947 ebbe un Ictus e dopo una breve agonia morì di arresto cardiaco a soli 48 anni.

Nick Gentile

detto "Nick", "Zu Cola", "Don Cola", "Cola l'americanu, nacque a Siculiana il 6 giugno 1885 fu uno dei più importanti, temuti, ed influenti boss mafiosi d'America degli anni venti e trenta e della Sicilia del dopoguerra.


Nei suoi 34 anni trascorsi in America lavorò per le "famiglie" di Philadelphia, Pittsburgh, Kansas City, Cleveland e New York. Ebbe un ruolo molto importante nel mediare tra le due fazioni rivali durante la guerra castellammarese. Gentile divenne uno dei maggiori trafficanti di eroina tra Sicilia e America, in associazione con boss del calibro di Lucky Luciano, Joe Biondo, Joe Profaci, Vincent Mangano , Pietro Davì e Rosario Mancino.



Gentile fu costretto a fuggire dagli Stati Uniti nel 1937 e a tornare nella natia Siculiana perché ricercato dalla polizia per aver organizzato un grosso traffico di eroina. "Don Cola" fu il mentore e protettore dei Cuntrera-Caruana, famiglia che a partire dalla metà degli anni cinquanta dominò il traffico mondiale della droga

All'inizio degli anni venti Gentile fu il capo dei cartelli criminali del contrabbando di alcolici, delle famiglie mafiose di Kansas City, Cleveland e Pittsburgh. Sempre in quel periodo i rapporti tra Lonardo e Gentile si guastano, e Lonardo ordina l'omicidio di Gentile, ma quest'ultimo scampa all'agguato. Gentile si alleò con Umberto Valenti e Salvatore Mauro, esponenti di spicco della famiglia Morello di New York, mentre Lonardo si alleò con la famiglia di Salvatore D'Aquila. Proprio in quel periodo Mauro e Valenti si battevano contro Masseria per il controllo della famiglia, e tra il 1921 e il 1922 sia Mauro che Valenti furono assassinati dagli uomini di Joe Masseria, che divenne così il capo della famiglia. Per dirimere la controversia con Lonardo, Gentile fu aggregato alla Famiglia Masseria, diventandone uno dei membri di spicco.

Quando Luciano divenne il capo della famiglia Masseria, e Gentile divenne uno dei suoi più stretti collaboratori, gestendo il gioco d'azzardo ed altri lucrosi racket.Nel 1937 fu incaricato di organizzare alcuni gruppi di mafiosi per un grosso traffico di eroina. Gentile quindi si recò prima in Texas e poi a New Orleans, città dove pochi mesi dopo fu arrestato dal "Bureau of Narcotic" con importanti documenti ed una lista di complici in tasca. Dopo aver pagato una cauzione di 18.000 dollari, anziché aspettare il processo decise di lasciare l'America e rifugiarsi in Sicilia.

Al suo ritorno in Sicilia, Gentile divenne uno più potenti boss della famiglia di Siculiana e di tutto l'Agrigentino, con stretti legami con boss del calibro di Giuseppe Settecasi. Ebbe dei buoni rapporti con il locale podestà di Agrigento. Durante gli anni della guerra si stabilì a Palermo, dove aprì un negozio di tessuti al civico 268 di via Roma, vicino piazza San Domenico; il negozio era un punto d'appoggio pulito per continuare i suoi traffici di stupefacenti verso l'America con il gruppo guidato da Luciano, Mangano e Biondo. Durante la guerra, come tanti altri mafiosi collaboro' con l'esercito americano per favorirne lo sbarco in Sicilia. Nel 1946, il suo socio e amico Lucky Luciano fu espulso dagli Stati Uniti e rispedito in Italia. Secondo le autorità italiane ed americane Gentile, Luciano, Rosario Mancino, Pietro Davì e Frank Coppola sarebbero gli organizzatori del grosso traffico di droga verso l'America. Nel 1965 il nome di Gentile verrà inserito dalla guardia di finanza in una aggiornata lista dei 27 maggiori trafficanti di stupefacenti tra Sicilia e Stati Uniti. Un documento dell'FBI degli anni '50 indicava Gentile come uno dei principali trafficanti di eroina negli Stati Uniti, specificando che occasionalmente visitava Roma, dove risiedevano alcuni boss mafiosi responsabili del traffico di droga, come Lucky Luciano e Frank Coppola. Gentile ufficialmente risultava residente ancora in America, nelle città di New York, Pittsburgh, Detroit, New Orleans, e Houston. Il suo primo arresto in America risaliva al 1915, per aggressione, omicidio ed estorsione.

Nicola Gentile morì di cause naturali il 6 novembre del 1966 all'età di 81 anni.


Gaetano Lucchese

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Emigrato da ragazzo con la sua famiglia negli Stati Uniti nel 1911 da Palermo, è stato uno dei più potenti boss della mafia italo-americana. Sua figlia sposò Thomas Gambino, figlio dell'altro potentissimo padrino Carlo Gambino. Divenne ufficialmente il capo di una delle cinque famiglie mafiose di New York nel 1952 alla morte per cause naturali del suo vecchio boss Gaetano Gagliano, originario di Corleone, di cui Lucchese fu il suo fedele vice fin dalla fine degli anni 20.

Lucchese diventò uomo d'onore ad appena 22 anni dopo essere stato l'autore di decine di omicidi per conto del boss Tommy Reina, capomafia del Bronx. Ogni anno la sua cosca guadagnava milioni di dollari con il gioco d'azzardo, usura, scommesse illegali, estorsioni, appalti truccati, traffico di droga e con i sindacati dell'industria dell'abbigliamento.

Lucchese stesso era ufficialmente proprietario di un grosso centro di abbigliamento nel Queens; i suoi capidecina di fiducia erano Anthony Corallo, Ettore Coco, Salvatore Santoro, Giacomo Plumeri, Carmine Tramunti, il suo vice Stefano Lasalle e il consigliere Vincent Rao. Lucchese Morì il 13 luglio del 1967 a causa di un tumore al cervello.

L'FBI affermò che ai suoi funerali erano presenti i più importanti capimafia, politici, procuratori distrettuali, capi della polizia ed importanti imprenditori. A capo della famiglia prese il suo posto Carmine Tramunti e successivamente Anthony Corallo.

Joseph Magliocco

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Giuseppe Magliocco nasce nel 1898 a Misilmeri, una cittadina in provincia di Palermo ed emigra a New York all'inizio degli anni '20, dove entra a far parte della cosca di Joseph Profaci diventando il suo braccio destro oltre che cognato. Magliocco viene arrestato assieme a suo cognato Joe e a Vincent Mangano in un summit mafioso il 5 dicembre 1928 all'hotel Statler di Cleveland. Trent'anni dopo verrà arrestato alla celebre Riunione di Apalachin il 17 novembre del 1957. Magliocco si occupò principalmente di gioco d'azzardo e sindacati, controllando gran parte di Brooklyn e Staten Island, fino alla sua morte. Il 2 giugno 1962, con la morte di suo cognato Profaci, Magliocco assume la guida della famiglia. In quel periodo, all'interno della famiglia, c'era la faida con i fratelli Gallo: la faida continuerà con rapimenti e attentati per tutto il 1962. Il 28 dicembre 1963 Magliocco muore per un attacco di cuore. Gli succederà alla guida della famiglia Joseph Colombo..

Joseph Colombo

Nato a New York City il 14 dicembre 1914 da una famiglia di immigrati siciliani, suo padre Antonio era anch'esso un mafioso, ucciso tramite strangolamento e ritrovato all'interno della propria macchina nel 1935.

Molto legato e devoto alla dottrina cattolica, entrò a far parte della Famiglia Profaci all'inizio degli anni quaranta, e durante la seconda guerra mondiale prestò servizio nella guardia costiera.
Colombo è stato uno dei più potenti e influenti boss mafiosi degli anni sessanta. Capo della famiglia Profaci, ribattezzata dalle autorità anticrimine Famiglia Colombo, dal 1963 al 1971.

I suoi figli, Anthony e Christopher, sono stati anch'essi complici di attività criminose, soprattutto usura.

Prima lavorò al porto occupandosi, per la famiglia, di gioco d'azzardo e prestiti a usura e alla fine degli anni cinquanta venne promosso da soldato a capodecina. Nel 1961 all'interno della famiglia scoppia una faida interna tra il vecchio boss Profaci e i giovani e ambiziosi Fratelli Gallo. Colombo rimase un fedelissimo di Don Peppino ed infatti, durante gli anni del conflitto, si salvò da un paio di tentati omicidi ordinati da Gallo. Nel 1962 Joe Profaci muore di cause naturali e gli succede, come capo della famiglia, suo cognato Joseph Magliocco, che assieme a Joe Bonanno decidono di uccidere Lucchese, Gambino ed altri boss della commissione che segretamente sostengono i Fratelli Gallo
Magliocco delega l'organizzazione degli omicidi proprio a Colombo che pero andrà a riferire tutto alle vittime designate, cosi con il loro supporto nel 1963, con la morte per cause naturali di Magliocco, Colombo diventa il boss della famiglia. Alla fine degli anni sessanta crea la lega dei diritti civili degli italoamericani. Nell'estate del 1970 l'FBI comincia ad indagare sulle sue attività. Gli altri boss cercano di convincere Colombo a lasciare perdere la lega e di cercare di dare meno nell'occhio ma Colombo, ormai sentendosi sempre piu potente, rifiutò.

Nel frattempo Joe Gallo, che si batteva per il controllo della famiglia, uscì dal carcere. Il 28 giugno del 1971 al Columbus Circle di Manhattan, davanti a decine di migliaia di persone, un killer afroamericano di nome Jerome Johnson, spacciandosi per giornalista, si avvicinò a Colombo e gli sparò in pieno petto; il killer a sua volta venne crivellato di pallottole dai figli di Colombo e dai loro uomini.

Quest'attentato fece esplodere di nuovo la guerra contro i Fratelli Gallo, che provocherà 27 omicidi. Colombo resterà in coma fino al giorno della sua morte avvenuta: il 1º ottobre del 1978 in un ospedale del New Jersey. I sospetti ricaddero subito su Joe Gallo, ma la polizia in seguito sospettò che l'ordine fosse partito da Carlo Gambino, preoccupato per l'enorme potere che Colombo stava guadagnando all'interno della commissione. Alla guida della famiglia gli succederà Thomas Di Bella.

Joe Gallo

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Gallo nasce a Red Hook, un quartiere di Brooklyn abitato in prevalenza da italoamericani, e si fa un nome negli ambienti mafiosi con la reputazione di ottimo killer ed intimidatore; assieme ai suoi fratelli Albert e Larry è sospettato di essere stato uno dei killer del potente Boss Albert Anastasia. Joe è stato sposato due volte, dal primo matrimonio nel 1954 nacque Aldo Gallo, che seguì le orme del padre e degli zii divenendo un associato della Famiglia Colombo. Gallo attraverso alcuni prestanome era il proprietario di diversi night club sull'ottava strada di Manhattan. Le sue attivita più redditizie erano le estorsioni ai commercianti, le scommesse clandestine e il gioco d'azzardo nel territorio di South Brooklyn.Alla fine degli anni cinquanta Joe e i suoi uomini incominciano a ribellarsi e a tramare di nascosto contro il loro boss Joe Profaci e gli altri capi della famiglia, pretendendo maggiori introiti e più potere, considerato che Profaci era visto dai mafiosi più giovani come un boss tirchio che pretendeva dai suoi gruppi la maggior parte degli introiti. Joe e i suoi fratelli lavoravano con il rango di soldati nel gruppo guidato dal capodecina Harry Fontana, un fedelissimo di Profaci. Tuttavia Gallo esita ancora a dichiarare apertamente guerra a Profaci essendo costui molto più potente. La guerra fredda fra i due sembra senza via d'uscita. Il rapporto tra i due peggiora ulteriormente il 4 novembre 1959 quando Profaci fa uccidere Frank Abbatemarco, soldato e braccio destro di Gallo responsabile di un lucroso giro di scommesse clandestine e prestiti ad usura.

I killer di Abbatemarco però sono proprio i fratelli Gallo assieme a Joe Gioeli. Gallo a malincuore ha dovuto eliminare la sua spalla per due motivi: perché non poteva disubbidire ad un ordine dei suoi capi e perché Don Peppino gli aveva promesso di ricompensarlo con altri lavori lucrativi a South Brooklyn ; dopo alcuni mesi però Profaci non aveva ancora mantenuto le sue promesse, quindi Gallo sempre più infuriato si confida con Anthony Strollo, capodecina della Famiglia Genovese. Nel frattempo Fontana divenne sempre meno ascoltato dai suoi uomini che, anche se non ufficialmente, ormai erano dalla parte di Crazy Joe e dei suoi fratelli, che nel frattempo erano diventati sempre più autonomi anche grazie al sostegno che segretamente gli promettevano Carlo Gambino e Gaetano Lucchese.

Così su richiesta di Fontana, Profaci piazza uno dei suoi migliori soldati, John Scimone, nella decina di Gallo, per controllare meglio il gruppo e spiarne i movimenti. Carmine Persico, all' epoca un giovane soldato nella decina di Crazy Joe, all' inizio si schiera con lui, ma poi capendo che i Gallo non avrebbero potuto vincere mai, rientra nei ranghi dei Profaci. La guerra vera e propria scoppia quando John Scimone scompare di lupara bianca, e alcuni giorni dopo Joe Gioeli, uno dei migliori killer di Joe Gallo, viene rapito e il suo corpo fatto a pezzi viene ritrovato all'interno di un' automobile parcheggiata di fronte ad una concessionaria di auto di proprietà di un affiliato dei fratelli Gallo a Sheepshead Bay, un quartiere di Brooklyn.

Gli omicidi e i rapimenti continueranno per tutto il 1960 da entrambe le parti. Il 20 agosto 1961 Larry Gallo è invitato al Sahara lounge (un locale di Brooklyn) dagli uomini di Joe Profaci per discutere di un eventuale tregua, ma in realtà è un tranello: appena entrato nel locale Larry e un suo guardaspalle vengono assaliti dai killer guidati da Carmine Persico che cercano di strangolarli, quindi Larry e il suo guardaspalle si salvano per miracolo, perché nello stesso istante entrano nel locale dei poliziotti e cosi i killer riescono a scappare; questa scena sarebbe stata poi ripresa nel film Il Padrino .

Alcune settimane dopo i fratelli Gallo rispondono con il tentato omicidio di Persico, ma i killer falliscono e Carmine rimane leggermente ferito ad un braccio ed alla mandibola. Verso la fine del 1961 Joe Gallo viene arrestato e condannato a dieci anni di prigione dalla procura distrettuale di Brooklyn per estorsione. In assenza del loro leader e fratello, Albert e Larry Gallo assieme ai loro uomini, dopo aver subito decine di perdite nelle loro fila, continuano a combattere contro Joseph Magliocco, che nel frattempo era subentrato alla guida della famiglia al posto di suo cognato Joe Profaci, morto di cause naturali . Magliocco con Bonanno stava progettando gli omicidi di alcuni membri della commissione come Gaetano Lucchese, Carlo Gambino (accusati di sostenere segretamente i fratelli Gallo), Stefano Magaddino di Buffalo, e Frank De Simone di Los Angeles.

Magliocco delegò l'organizzazione degli omicidi al suo capodecina Joseph Colombo, ma quest'ultimo, ansioso di conquistare la fiducia della Commissione andò a riferire tutto alle vittime designate che convocarono Bonanno e Magliocco; quest'ultimo ormai malato viene deposto, morirà infatti il 28 dicembre 1963 di cause naturali. Joe Colombo diventò così il nuovo Boss della famiglia Profaci. Il gruppo dei fratelli Gallo, ormai decimato, non poté fare altro che accordarsi e sottomettersi al nuovo Boss Joseph Colombo.
Joe Gallo era un uomo molto scaltro e furbo, durante la sua detenzione avvelenò molti rivali con la stricnina, che metteva nel loro cibo. Durante una violenta rivolta nel carcere di Auburn, salvò la vita ad una guardia carceraria che era rimasta ferita durante gli scontri. In carcere strinse alleanze con alcune bande afroamericane per accaparrarsi lo spaccio di droga ad Harlem, tra cui Leroy Barnes, un piccolo trafficante di droga di Harlem; tramite Barnes conobbe e prese sotto la sua protezione Jerome Johnson, un piccolo spacciatore di colore.Agli inizi del 1971 Crazy Joe esce di galera, nel frattempo riscoppia di nuovo la vecchia faida con i Colombo. Il 28 giugno 1971 al Columbus Circle di Manhattan, davanti a decine di migliaia di persone durante la manifestazione della lega dei diritti civili degli italoamericani di cui lo stesso Colombo è presidente, quest'ultimo viene ferito gravemente da Jerome Johnson, che a sua volta viene subito crivellato dai proiettili dei figli e delle guardie del corpo. Colombo rimane in coma e morirà nel 1978.La vendetta dei Colombo arriverà il 7 aprile 1972, mentre Crazy Joe sta festeggiando il suo 43º compleanno assieme a parenti ed amici all' Umberto Clam House, un ristorante in Mulberry Street nella Little Italy di Manhattan; all'improvviso entrano nel locale alcuni killer che incominciano a sparare, Gallo viene colpito da cinque pallottole, barcolla fino in strada e muore. Ad ordinare l'omicidio sono stati due capidecina della famiglia Colombo: Carmine Persico e Joseph Iacovelli, su ordine del presunto boss della famiglia Thomas Di Bella; i killer non verranno mai identificati. Ai suoi funerali la sorella di Gallo dichiarerà: adesso le strade si riempiranno di sangue. Ed avrà ragione, nelle settimane successive del 1972 saranno uccise 27 persone

Carlo Gambino

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Carlo Gambino nacque a Palermo il 2 settembre del 1902 in una famiglia di mafiosi da più generazioni; infatti suo padre, i suoi nonni e i suoi zii erano legati all'Onorata Società da decenni.
Il giovane Carlo fin da bambino desiderava entrare a far parte della mafia. Dopo un breve apprendistato, all'età di circa 18 anni fu "combinato", venne cioè fatto ufficialmente "uomo d'onore" di Cosa nostra.Nel 1921, all'età di 19 anni, il giovane Carlo decise di emigrare negli Stati Uniti per stabilirsi a New York dai suoi zii Castellano, fratelli di sua madre e potenti mafiosi. Così il 1º novembre 1921 si imbarcò clandestinamente su un piroscafo al porto di Palermo diretto a Norfolk, in Virginia, carico di acciughe, vino ed altri prodotti siciliani da portare ai suoi parenti di Brooklyn. Il viaggio durò circa un mese ed infatti Gambino sbarcò al porto di Norfolk il 1 dicembre 1921, dove lo andò a prendere suo zio Giuseppe Castellano, padre di Paul Castellano. Carlo andò ad abitare in un piccolo appartamento di Brooklyn, vicino alla zona del porto.
Venne aggregato alla Famiglia guidata dal potente padrino Salvatore D'Aquila di Brooklyn, di cui facevano parte anche i suoi zii e parenti, diventando un importante soldato e contrabbandiere di alcol del capo-decina Vincent Mangano. Tuttavia anche se facente parte della Famiglia D'Aquila, Gambino divenne amico e socio di alcuni giovani mafiosi della Famiglia di Joe Masseria come Lucky Luciano, Gaetano Lucchese, Settimo Accardi, Frank Costello, Joe Adonis, Vito Genovese, Joe Stracci e Willie Moretti; questo gruppo venne chiamato "I giovani turchi" ed oltre a questi italo-americani vi facevano parte alcuni gangster ebrei come Meyer Lansky e Bugsy Siegel.

Divenuto uno dei più importanti mafiosi della Famiglia D'Aquila, nel 1928 all'età di 26 anni, dopo un breve periodo di fidanzamento, Gambino si sposò con sua cugina Caterina Castellano, figlia di suo zio Giuseppe e sorella di Paul. Un anno dopo, nel 1929, nascerà il suo primo figlio Tommaso.
Nel 1928 iniziarono a scoppiare i primi focolai della "Guerra castellammarese": infatti il boss Salvatore D'Aquila venne assassinato dai killer di Joe Masseria perché si era recentemente alleato con la Famiglia guidata da Salvatore Maranzano, acerrimo nemico di Masseria. Il posto di D'Aquila venne preso da Al Mineo, che ruppe subito l'alleanza con Maranzano e si alleò con Masseria. Mineo nominò suo vice Steve Ferrigno e promosse Gambino da soldato a capodecina: a soli 26 anni Carlo si ritrovò ad essere uno dei mafiosi più in vista della cosca.

Gambino ed i suoi soldati spadroneggiavano tra i territori di Brooklyn e Manhattan nei lucrativi racket del contrabbando di alcolici, nel gioco d'azzardo e nell'usura. Nel 1930 Al Mineo venne assassinato insieme a Steve Ferrigno dai killer di Maranzano. Alla guida della Famiglia gli succedette Frank Scalice che, insieme ai suoi uomini di fiducia Vincent Mangano, Albert Anastasia e lo stesso Gambino, si alleò segretamente con Lucky Luciano per far cessare una volta per tutte la faida. Nell'aprile del 1931 Masseria venne assassinato in un ristorante di Coney Island ed alcuni mesi dopo la stessa sorte toccò a Maranzano. I nuovi boss riorganizzarono le proprie famiglie e crearono la "Commissione". Vincent Mangano fu nominato capo della Famiglia e Gambino fu confermato come uno dei capidecina più importanti.Gambino viveva in una normale villetta di Brooklyn con la moglie e i tre figli. Le attività principali del suo gruppo erano il gioco d'azzardo, prestiti a usura ed estorsioni. Alla metà degli anni '30 prese sotto la sua ala protettiva suo cognato e cugino di appena vent'anni, Paul Castellano, facendolo diventare "uomo d'onore", e circondandosi di uomini fedelissimi soltanto a lui.

All'inizio degli anni '40, con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, Gambino ed i suoi uomini fecero una fortuna con le tessere del mercato nero per il razionamento dei prodotti che scarseggiavano come benzina, cioccolato e farina. Alla fine degli anni '40 il rapporto tra Vincent Mangano ed Albert Anastasia si guastò a causa della vicinanza dello stesso Anastasia con Frank Costello e Lucky Luciano. Nel 1951 Philip Mangano, vicecapo della Famiglia, venne assassinato dagli uomini di Anastasia e dopo poche settimane Vincent Mangano scomparve di lupara bianca. Così Albert Anastasia, con il sostegno del suo alleato Frank Costello, divenne il boss della Famiglia Mangano.

Gambino iniziò ad intrecciare potenti alleanze con Gaetano Lucchese, nuovo boss della "Famiglia Gagliano", con Vito Genovese, uno dei capi della "Famiglia Luciano", con Stefano Magaddino, potente capomafia della Famiglia di Buffalo, e con Angelo Bruno, importante esponente della Famiglia di Philadelphia. Proprio in quel periodo Gambino fu uno dei protagonisti del traffico di eroina che arrivava dalla Sicilia, in associazione con boss del calibro di Lucky Luciano, Nick Gentile, Pietro Davì e Rosario Mancino.

Gambino aspirava a diventare il boss della Famiglia e per questo, assieme al suo amico e consigliere della Famiglia Joe Biondo e ai capidecina Joseph Riccobono e Steven Armone, fece assassinare Frank Scalice il 17 giugno 1957. Sospettando di altri per l'omicidio Scalice, Anastasia promosse Gambino come vicecapo ma il 25 ottobre del 1957 Albert Anastasia venne assassinato all'Hotel Sheraton, mentre si trovava dal suo barbiere di fiducia, da due killer, probabilmente Joseph Armone e Steven Grammauta.

Così Carlo Gambino, all'età di 55 anni, divenne il capo della Famiglia che verrà ribattezzata Famiglia Gambino.Divenuto boss della Famiglia, Gambino nominò vicecapo Joe Biondo e consigliere Joseph Riccobono. I suoi capidecina furono suo fratello Paolo Gambino, suo cognato e cugino Paul Castellano, Steven Armone, Giuseppe Traina, Armand Rava, Carmine Lombardozzi, Ettore Zappi, Peter Ferrara, Charles Dongarro, Joseph Colazzo, Arthur Leo, Anthony Zangara e Aniello Dellacroce. Nel novembre 1957, assieme al suo alleato Vito Genovese, nuovo boss della Famiglia Luciano, Gambino organizzò la Riunione di Apalachin, nella proprietà messa a disposizione dal Boss Joseph Barbara. Alla riunione parteciparono i principali boss mafiosi degli Stati Uniti e del Canada ma arrivarono anche alcuni boss dalla Sicilia.

L'alleanza "Gambino-Lucchese-Genovese-Magaddino" si consolidò ulteriormente quando proprio in quel periodo suo figlio Thomas si sposò con la figlia di Lucchese.

Nel 1959, Vito Genovese fu arrestato e condannato a 15 anni di galera per traffico di eroina e di conseguenza il potere di Gambino all'interno della Commissione aumentò notevolmente. All'inizio degli anni '60 ampliò ulteriormente i suoi racket in tutta la nazione: tramite Armand Rava, un suo capodecina di fiducia, i suoi affari spaziavano da Chicago a Los Angeles, da Miami a Las Vegas fino a Cuba, dove era proprietario di alcuni casinò e di un hotel. Tramite i suoi sindacati controllava il 90% dei porti di New York.All'inizio degli anni '60, sotto la sua guida la Famiglia Gambino era diventata una delle più potenti famiglie mafiose della nazione, con un guadagno di oltre 500 milioni di dollari l'anno, grazie a racket come gioco d'azzardo, scommesse clandestine, estorsioni, usura, prostituzione, traffico di droga, appalti truccati, sindacati ed edilizia. Inoltre grazie al suo amico, alleato e suocero di suo figlio Gaetano Lucchese, che controllava tutti i sindacati ed i racket all'aeroporto Kennedy, ampliò ulteriormente i suoi affari nella zona dell'aeroporto. Don Carlo aveva inoltre contatti e rapporti con potenti politici al senato.

Nel 1960 all'interno della "Famiglia Profaci" scoppiò una faida interna tra i giovani e ambiziosi Fratelli Gallo, guidati dal fratello maggiore Joe Gallo, che decisero di ribellarsi contro il loro vecchio Boss Joe Profaci. I fratelli Gallo segretamente erano sostenuti dallo stesso Gambino e da Lucchese, mentre Profaci e Magliocco erano sostenuti da Joseph Bonanno. Nel 1963 "Don Peppino Profaci" morì di cause naturali e lo sostituì suo cognato Joseph Magliocco, che continuò la guerra con i Gallo. Nel 1964 scoppiò la guerra tra la Famiglia Bonanno ed il resto della commissione, guidata da Gambino, Lucchese e Magaddino. La faida finì nel 1968. Con il ritiro di Joe Bonanno a vita privata e la morte per cause naturali di Joseph Magliocco, Gaetano Lucchese e Vito Genovese, Gambino divenne il più potente influente ed importante Capomafia della nazione.Anche se sorvegliato speciale dall FBI nulla fu mai provato a suo carico, e nemmeno quando ordino' gli omicidi dei rapitori di suo nipote Emanuel Gambino che venne rapito da una banda di piccoli malavitosi, composta da un certo James Mcbratney, Eddie Maloney, Warren Schurman e Richie Chaisson. La banda credeva di non essere scoperta e chiese 200.000 dollari di riscatto, ma qualcosa andò storto ed il corpo del giovane Gambino fu trovato morto in una discarica; la sua auto era stata ritrovata precedentemente nel parcheggio dell'aeroporto di Newark, nel New Jersey. Don Carlo infuriato era in cerca di vendetta ed una volta individuati gli autori li fece massacrare uno ad uno. Il leader della banda James Mcbratney fu assassinato nella notte del 22 maggio 1973 all'interno di un affollato bar di Manhattan, lo snooper bar e grill, con tre colpi di pistola in pieno volto. I killer furono due associati del capodecina Carmine Fatico, non ancora ufficialmente "uomini d'onore" : John Gotti e Angelo Ruggero , assieme al soldato Ralph Galione. Successivamente Gotti e Ruggero verranno fatti "uomini d'onore" grazie a questo omicidio.

Negli ultimi anni il vecchio padrino sofferente di cuore si apprestava a lasciare l'eredità ai suoi uomini. Scelse come suo erede Paul Castellano. Il 15 ottobre del 1976, mentre guardava una partita dei New York Yankees nella sua residenza estiva di Massapequa a Long Island, Carlo Gambino morì per un attacco di cuore all'età di 74 anni. Al suo funerale erano presenti circa 2.000 persone, tra cui politici, imprenditori, giudici e poliziotti. Fu seppellito al Saint John's Cemetery del Queens a fianco di sua moglie morta nel 1971.

Lucky Luciano

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Il Time Magazine ha inserito Luciano tra i 20 uomini più influenti del XX secolo.
Il nome vero era Salvatore Lucania .Era nato a Lercara Friddi, 24 novembre 1897 e mori' Napoli il 26 gennaio 1962.
Assunse negli Stati Uniti d'America il nome di Charlie Luciano, e successivamente il soprannome "Lucky", "fortunato". È considerato il padre del moderno crimine organizzato e l’ideatore di una massiccia espansione nel dopoguerra del commercio di eroina. È stato il primo boss ufficiale della moderna famiglia Genovese.
La sua famiglia , dalla natia' Sicilia si trasferisce negli Usa nel 1907 .Trasferitasi a New York l’anno successivo, la famiglia Lucania trova alloggio ai margini di un quartiere ebraico, presso il 265 E di 10th Street, vicino il moderno quartiere di East Village. Fu qui che Salvatore conosce Meyer Lansky e Benjamin Siegel, due giovani ebrei immigrati negli Stati Uniti, ed è in questo quartiere che cominciano i suoi primi crimini: bullismo nei confronti dei compagni di classe ed estorsione nei loro confronti di un penny ogni giorno come “protezione” accordata da lui stesso e dalla sua banda. Tra le stesse vittime del bullismo di Salvatore c'è lo stesso Meyer Lansky, che tuttavia finirà per diventare suo grande amico.
Nel 1911, Salvatore viene condannato a 4 mesi di carcere giovanile per assenteismo da scuola. Nel 1915, con la sua banda si sposta verso East Harlem, da dove però sono cacciati: nell' ultima notte nel quartiere, conosce Francesco Castiglia, che diventerà il suo più grande amico.

A 18 anni, Salvatore viene condannato a sei mesi di riformatorio per aver venduto eroina e morfina. Decide quindi di cambiare il suo nome in Charles Luciano per togliere il disonore che aveva recato al nome della sua famiglia. Appena rilasciato, ricomincia però i suoi affari e si unisce a Francesco Castiglia, che intanto ha “americanizzato” anche lui il suo nome in Frank Costello, membro della Five Points Gang. Nel 1917, viene chiamato alle armi per combattere nella Prima guerra mondiale, ma riesce ad evitare il fronte facendosi contagiare volontariamente dalle infezioni da clamidia.
Durante il proibizionismo Charlie Luciano ebbe per primo l’idea di una collaborazione tra i vari boss per evitare inutili guerre tra di loro e rafforzare invece il controllo del territorio, ma il Capo Supremo della mafia americana di allora, Joe Masseria, detto proprio “The Boss”, si oppose a questo disegno e Charlie dovette ripiegare.

Dal 1920, Charlie iniziò comunque ad avere contatti con i maggiori boss dell’epoca, tra cui Vito Genovese, tramite i numerosi agganci che gli procurava Frank Costello, ormai suo più fidato amico e collaboratore.

Dal 1925, i profitti di Charlie crebbero di oltre 100.000 dollari all’anno; ma gli elevati costi per corrompere polizia e politici non gli permisero di accumulare una vera e propria fortuna. Cominciò così ad uscire dalla città ed ad espandersi verso Filadelfia, importando scotch direttamente dalla Scozia, rum dai Caraibi e whisky dal Canada. È da questo momento che Charlie Luciano diventa uno dei personaggi più importanti della mafia americana.

Diventato così un pezzo da novanta, Charlie si allea con Joe Masseria, il boss più importante d’America. Ma questa collaborazione è problematica già dal principio, in quanto i metodi per condurre affari di Masseria e di Luciano sono totalmente differenti.

Masseria era un mafioso nel senso più antico del termine, e considerava come valori assoluti gli ideali imparati in Sicilia dell’onore, della tradizione, del rispetto e della dignità. Charlie invece era diventato il portavoce della “nuova generazione” di mafiosi: giovani, ambiziosi ed impazienti, volti a sfidare apertamente l’ordine precostituito. Vennero così chiamati, ironicamente, i "Giovani Turchi", come quelli originari dell’Impero Ottomano. Masseria e la vecchia “nobiltà” mafiosa, invece, venivano chiamati "Baffo Pietro" (Moustache Pete).

I cosiddetti “Baffo Pietro”, dunque, proprio in base a queste regole, erano fortemente contrari a lavorare con chiunque non fosse siciliano, o quantomeno italiano. Luciano, invece, premeva per una collaborazione con chiunque, tanto che fu vicino alla rottura definitiva con i vecchi mafiosi quando questi lo accusarono di essere in affari con “lo sporco calabrese”, riferendosi a Frank Costello.

Un giorno, nel 1929, Charlie fu prelevato da una limousine da tre uomini armati, e successivamente picchiato e torturato, prima di essere abbandonato, in una pozza di sangue, su una spiaggia della baia di New York. Charlie sopravvisse all’attentato, ma ne ricavò una cicatrice sulla parte destra della faccia, che d’allora in poi lo contraddistinse. Fu proprio in virtù della sua prodigiosa sopravvivenza che fu chiamato “Lucky”, cioè fortunato.

Grazie a Meyer Lansky, Charlie Luciano scoprì che ad ordinare la sua tortura era stato Salvatore Maranzano, il nemico storico di Joe Masseria. Ma invece di vendicarsi, preferì uccidere egli stesso Joe Masseria e farsi nominare boss da Salvatore Maranzano:[2] con quest’atto, si concluse la famosa guerra castellammarese, che aveva insanguinato gli Stati Uniti tra il 1928 ed il 1931, causando circa sessanta morti tra i soli mafiosi.

La guerra finì dunque con l’assassinio di Joe Masseria in un ristorante di Coney Island, dove Bugsy Siegel, Vito Genovese e Joe Adonis lo giustiziarono a colpi di fucile. Si dice che lo stesso Charlie Luciano stesse pranzando con Masseria, e che si fosse recato ai servizi proprio pochi istanti prima che il plotone d’esecuzione entrasse in azione. Ad ogni modo, Luciano rilevò subito dopo la famiglia criminale di Masseria.

Fu a questo punto che Maranzano nominò Luciano come suo “numero due” e formò il gruppo delle Cinque Famiglie, dove ogni boss era pari all’altro; lui, comunque, si fece nominare 'capo di tutti i capi'. Quando Maranzano però pianificò l’assassinio dello stesso Luciano, Charlie e la sua banda, travestiti da agenti del Fisco, si fecero ammettere nel suo ufficio proprio nel giorno in cui sarebbe dovuto essere ucciso Luciano; Maranzano, credendo di essere in arresto, non oppose resistenza. Così fu catturato e assassinato con colpi di mitra e di coltellate. Quando poi si allontanarono dall’ufficio, incontrarono per le scale Vincent "Cane Pazzo" Coll, che era stato chiamato da Maranzano per essere assoldato ad uccidere Luciano.

La riorganizzazione di Cosa Nostra 
Luciano divenne dunque il nuovo modello del mafioso, con affari in tutto il paese. I consigli di Meyer Lansky, ormai anche lui uno dei suoi più fidati amici e collaboratori, lo aiutarono nel riuscire sempre ad imporre le proprie scelte agli altri boss. Varò una nuova regola: “Noi ci uccidiamo solo a vicenda”. Quando Dutch Schultz provò ad uccidere Thomas E. Dewey, politico repubblicano di New York, contravvenendo così alla nuova legge, ne ordinò l’esecuzione.

Il potere di Charlie Luciano era ormai incontrastato, a tal punto che egli stesso capì che non sarebbe potuto durare se si fosse comportato come gli altri boss; così abolì la carica di capo di tutti i capi, cancellò la cerimonia di iniziazione (con forte disappunto di Meyer Lansky, che la considerava essenziale per i giovani), ed accentuò l’importanza dell’omertà, conservando la struttura che Maranzano aveva dato alla sua organizzazione.

La Commissione
La definitiva svolta del crimine organizzato avvenne pochi anni dopo, quando Luciano formò la cosiddetta Commissione (the Commission), formata da tutti i boss, e di cui lui era semplicemente il presidente. Era l’equivalente mafioso della Corte Suprema, nella quale venivano discusse tutte le dispute; decideva chi gestiva il racket ed in che zona; se qualcuno era ritenuto abbastanza in gamba, il suo boss lo segnalava alla Commissione, che giudicava se ammetterlo al suo interno oppure no.

La Commissione era originariamente composta dai rappresentanti delle Cinque Famiglie di New York, della Crime Family di Buffalo e della Chicago Outfit di Al Capone; successivamente, si allargò anche alla Detroit Partnership, alla Crime Family di Los Angeles ed alla Crime Family di Kansas City. Tutti i boss avevano uguale potere e diritto di voto, anche se in realtà Charlie Luciano era il primus inter pares.

La Famiglia di Luciano
La Famiglia di Luciano comprendeva inizialmente:

Vito Genovese, viceboss;
Frank Costello, consigliere;
Michael Coppola, Anthony Strollo, Joe Adonis e Anthony Carfano, capi-regime;
Meyer Lansky e Bugsy Siegel, consiglieri non-ufficiali.
Arresto e prigione
Il principale “nemico” di Luciano fu Thomas E. Dewey, futuro candidato alla presidenza americana. Indagando su Dutch Schultz, che voleva ucciderlo e fu per questo giustiziato da Luciano, risalì fino a questi. A centinaia di prostitute, arrestate dopo una serie di retate, fu proposto di patteggiare il carcere se avessero collaborato per catturare Luciano. Tre di loro accusarono esplicitamente Luciano di essere il loro protettore, anche se in realtà, il vero protettore era Dave Betillo, che si limitava a pagare la “protezione” a Luciano.

Poco prima che fosse arrestato, Luciano scappò ad Hot Springs (Arkansas), ma fu alla fine catturato, estradato, ed infine condannato a 50 anni di carcere, assieme a Betillo ed altri. Anche dalla prigione, Luciano continuò a comandare attraverso Vito Genovese, finché questi non dovette fuggire, nel 1937, a Napoli, in Italia, per evitare una condanna per omicidio. Frank Costello divenne così nuovo attendente di Luciano.

Seconda Guerra Mondiale
Durante la Seconda guerra mondiale, il governo americano contattò Luciano affinché li mettesse in contatto con la Mafia, dalla quale sperarono di avere una mano per organizzare lo sbarco alleato in Sicilia, soprattutto in virtù del fatto che Benito Mussolini aveva a lungo perseguitato una frazione della mafia. Luciano aiutò il governo statunitense nell’Operazione Avalanche, in cambio di forti aiuti alla Mafia affinché questa “riconquistasse” l’isola. L’operazione andò a buon fine: gli esponenti della mafia siciliani divennero ben presto i nuovi padroni dell’isola e, grazie all’aiuto di Luciano, iniziarono anche le persecuzioni contro l’influenza comunista.
Luciano ottenne anche altre facilitazioni per governare il suo impero; nel 1946, come ricompensa, fu rilasciato a patto che si trasferisse in Sicilia: Luciano accettò e si trasferì nell’isola italiana, portandosì all’incirca 150.000 dollari. (Versione negata dallo stesso Luciano nel suo libro testamento)

La conferenza de L’Avana
Sebbene una delle clausole per il trasferimento di Luciano fosse che non potesse lasciare la Sicilia, riuscì comunque segretamente ad andare a Cuba, dove cercò di rinsaldare i legami tra mafia americana e mafia cubana. Fu in questo periodo che conobbe anche Fulgencio Batista.

A Cuba, nel 1946, si tenne anche una conferenza per decidere il da farsi riguardo il traffico di eroina, della situazione cubana e soprattutto come comportarsi con Bugsy Siegel. La conferenza si tenne presso l’Hotel Nacional e durò circa dieci giorni.

Il problema di Bugsy Siegel era sorto poiché questi aveva aperto un casinò a Las Vegas, il Flamingo Hotel, che non dava però garanzie economiche. Meyer Lansky chiese di attendere ancora qualche tempo per dare la possibilità a Siegel di riprendere quota. Lo stesso Siegel, per accelerare i tempi, aprì il suo casinò prima ancora che i lavori finissero, il 26 dicembre 1946. Ma in quei giorni, si abbatté su Las Vegas un autentico diluvio, che tenne lontani tutti i potenziali clienti. A marzo 1947, i lavori terminarono, ma i boss si erano ormai convinti di doverlo eliminare. Lansky chiese altro tempo, ma non ci fu verso: il 20 giugno 1947, ad Hollywood, Siegel fu assassinato.

L'ESILIO DI LUCIANO IN ITALIA
Nei suoi ultimi anni, Charlie Luciano entrò in conflitto con Meyer Lansky per le forti somme di denaro che aveva ricevuto coordinando le operazione della Mafia italiana. Poco dopo, rilevò una compagnia italiana di confetti, che gli servì come copertura per i suoi traffici di eroina.

Nonostante i continui blitz della polizia, non fu però mai trovata una prova che lo incastrasse. Ma il governo, alla fine, lo esiliò da Roma, e Charlie Luciano si trasferì a Napoli. Qui lo stile di vita di Charlie Luciano mutò: iniziò ad interessarsi di cultura e praticò la così detta "Bella vita".

Vita privata 
Dopo la deportazione in Italia, Charlie Luciano si innamorò di Igea Lissoni, una ballerina italiana bionda e dagli occhi azzurri, che aveva 20 anni meno di lui. Vissero assieme, seppur in modo travagliato per i continui spostamenti di Luciano, che per motivi di sicurezza cambiava continuamente alloggio, finché non si trasferì definitivamente a Via Tasso, popolare strada napoletana. Di lì a poco, Igea morì di cancro. Non ci sono prove che attestino che i due fossero sposati: qualora così fosse, il matrimonio sarebbe venuto di nascosto. Ma non c'è dubbio che Luciano fu molto provato dalla morte di lei, visto che iniziò subito dopo l'avvenimento a meditare propositi di ritornare in America.

Altro amore disinteressato di Charlie "Lucky" Luciano fu un chihuahua femmina, che chiamò Bambi, come l'omonimo cartone animato della Disney.

Nel 1960, Ian Fleming, creatore del celebre agente segreto britannico James Bond, intervistò Lucky Luciano durante una sua visita a Napoli, questa volta in veste di corrispondente per il Sunday Times, impegnato nel giro delle Thrilling Cities (le città più "avventurose") d'Europa.

Morte
Poco dopo la morte di Igea, Charlie fu contattato da un produttore cinematografico, interessato a girare un film sulla sua vita. Si diedero appuntamento all'Aeroporto di Capodichino (Napoli), il 26 gennaio del 1962, ma appena sceso dall'aereo, Charlie ebbe un infarto e morì, a 64 anni. Il suo corpo fu seppellito al Saint John's Cemetery di Queens.

Boss della famiglia Genovese

Joe Masseria
1920 - 1931
Lucky Luciano
1931 - 1946
Frank Costello
1946 - 1957
Vito Genovese
1957 - 1969
Thomas Eboli
1957 - 1972
Frank Tieri
1972 - 1981
Vincent Gigante
1981 - 2005
Mario Gigante
2005 - 2006
Daniel Leo
2006 - 2007
Paul DiMarco
2007 - Attualmente

Lucky Luciano creo' le condizioni per la rappacificazione e la collaborazione fra napoletani e siciliani

In America i napoletani non erano ben visti dai boss di origine siciliana, che preferivano affiliare picciotti siciliani , anche s e non mancarono campani entrati a far parte di cosa bostra uno fra tutti Vito Genevese.La camorra, secondo i boss della mafia, era organizzazione costituita da individui viziosi e fannulloni, dediti al piccolo delitto.
«Cu è chistu?», chiedeva il boss a «l'amicu» che gli presentava un "picciottu scunusciutu". Se il presentato era un «estraneo», «l'amicu» non raccoglieva la domanda, «babbiava», faceva finta di niente e cambiava discorso; se, invece, era un siciliano affiliato, proveniente dalla Sicilia o da altro Stato, la risposta era: «n'amicu!, cosa nostra è», il che significava che il presentato era un «picciottu d'onuri», «n'omu di rispetto» o «n'amicu di l'amici.
I napoletani, come venivano chiamati tutti i meridionali continentali, furono lentamente estromessi e sostituiti nei vari settori e nelle varie «famiglie» da «amici di li nostri parti».
Le riserve, le prevenzioni, le animosità si acuirono e diedero luogo alla interminabile catena di omicidi di siciliani e «continentali» durata decenni, durante i quali caddero boss e killers da ambo le parti.
Oltre a Squillante, De Feo, Frasca, Anastasia, caddero Antony Carfano (Little Augie Pisano), Joe Di Marco, John Robilotto, Armando Fava, Joseph Scalise, Stephen Padani (don Steven), Stephen Rinnelli, Willye Moretti, Abe Reles, Frank Amato (Big Dick), Tore Maranzano, James Lepore e Louis Russi, questi ultimi tre assassinati lo stesso giorno, e molti altri boss e killers dell'una e dell'altra parte, fino a quando i napoletani non si rassegnarono ad accettare il prepotere dei siciliani.
A creare le condizioni per la rappacificazione e la collaborazione fra napoletani e siciliani, sia in Italia che negli USA, fu Lucky Luciano, il grande trafficante di stupefacenti che non fece parte di nessuna «famiglia», non ne creò una sua e, tuttavia, operò entro e fuori gli Stati Uniti d'America con una sua rete di spacciatori e «corrieri».
Salvatore Lucania, alias Lucky (Fortunato) Luciano, negli anni Trenta, era inviso a tutte le comunità siciliane di New York perché spacciatore di stupefacenti e tenutario di bordelli, attività mai esercitata da nessun mafioso. Al «Congresso del terrore», tenuto ad Atlantic City nel febbraio 1929, Joe Doto, Joe Masseria e Joseph Di Giovanni (Scarface), anime tutt'altro che candide, si dichiararono scandalizzate al pensiero che «l'infame» (nomignolo dato a Lucky dalle ragazze da lui sedotte e avviate al vizio dopo averle rese tossico-dipendenti) potesse diventare membro della «onorata società» dei siciliani in America.
Malgrado l'ostracismo dei siculo-americani, Lucky riuscì a creare una perfetta ed efficiente catena di bordelli ed una fitta rete di spacciatori di stupefacenti rivelatisi, anni dopo, di notevole utilità per gli americani in guerra per certe operazioni nel porto di New York e per lo sbarco in Sicilia nel 1943.
Nel 1940, due mesi dopo l'entrata in guerra dell'Italia, la stampa americana affermò apertamente che il boicottaggio di alcune navi in partenza per l'Europa con carichi di aiuti per gli inglesi era da attribuire a fascisti annidati nelle varie comunità italiane.
Nel 1946, a guerra finita, Luciano venne rilasciato sulla parola e rimpatriato in Italia. Tutti si aspettavano che si trasferisse a Palermo, invece si stabilì a Napoli, ove elesse domicilio in via Tasso assieme a Igea Lissone, la ballerina della Scala che fu sua compagna per molti anni, ed ove aprì, in via Chiaramonte, un negozio di articoli sanitari. Più tardi smise questa attività grazie, anche, ad una decisione della Corte di Appello di Napoli che rifiutò alla polizia l'autorizzazione di tenere Luciano sotto sorveglianza, reintegrandolo nel suo pieno diritto di vivere splendidamente di rendita. Chiuso il negozio di sanitari, Luciano aprì a nome di «fidato compariello» un grande magazzino di elettrodomestici nel quale lavorarono i più noti trafficanti e spacciatori tra i quali il nipote di Max Mugnai, il trafficante che nel 1943 era stato nominato dagli americani depositario-sovrintendente per i prodotti farmaceutici del Comando militare americano di Palermo e di Nola.
A Palermo, invece, Luciano creò la «Fabbrica di confetti e dolciumi» di Piazzetta S. Francesco di Assisi, intestata a Salvatore Lucania di Lercara, suo cugino omonimo, in società con don Calogero Vizzini («don Calò», capo della mafia siciliana, che tanta parte aveva avuto durante l'occupazione della Sicilia da parte delle truppe alleate).
Nel traffico degli stupefacenti c'era sufficiente spazio per tutti e soprattutto per i camorristi napoletani che avevano accolto Luciano con grandi onori e garantivano la sua tranquillità senza chiedergli conto per i suoi trascorsi di tenutario di bordelli. Da Napoli Luciano ha diretto tutto il traffico da e per gli Stati Uniti d'America, per il Canada e per il Messico, ed ha creato le basi per la diffusione della droga in Europa.
Braccio destro di Luciano era Pascal Molinelli, detto "mosier Richard" e il «Goldfinger» del Mediterraneo, coordinatore di tutte le attività da e per gli Stati d'oltre Oceano. Molinelli, la cui famiglia era di origine napoletana, era noto alla Guardia di Finanza italiana, alla polizia francese, agli agenti del Narcotic Bureau del ministero del Tesoro degli USA e, tuttavia, era la «primula rossa» del Mediterraneo. Le diverse polizie che gli davano la caccia non avevano le impronte digitali né possedevano una sua fotografia, tranne una istantanea scattata da lontano mentre era assieme a diverse persone, fra le quali il generale Thomazo, uno dei capi del putsch dell'Algeria. Con Molinelli lavoravano trafficanti di diversi paesi: Michel De Val di Nizza, Salomone Gonzales di Tangeri, Francesco Bonis di S. Remo, Elio Forni di Morbella (Malaga), Pietro Davì, Rosario Mancino e Tommaso Buscetta (Masino) di Palermo.
Con Luciano ,Napoli divenne il centro operativo di tutto il traffico di stupefacenti.
diventò la sede operativa dalla quale la droga partiva raffinata, confezionata e spedita dai napoletani. I palermitani, amici di don Calò, volenti o nolenti, furono costretti ad accettare la situazione di fatto e collaborare con i camorristi, protagonisti principali del traffico da e per l'America. La camorra, mercé Luciano e don Calò, usciva dal ghetto del piccolo degradante delitto per assurgere a «grande famiglia» del traffico di stupefacenti a livello internazionale.

I mafiosi ,un ruolo fondamentale nella liberazione dell’Italia.

I mafiosi italo americani parteciparono attivamente con l’esercito americano preparando lo sbarco delle truppe alleate avvenuto il 10 luglio 1943 in Sicilia.Liberare la Sicilia fu semplicissimo, anche perché alcuni italo- americani ben inseriti nei circuiti mafiosi erano stati utilizzati per costruire un’intesa con personaggi come don Calogero Vizzini. In cambio della collaborazione offerta agli Alleati, molti certificati penali furono ripuliti e nel Trattato di Pace siglato nel 1946 lo Stato italiano si impegnò a non perseguire i cittadini italiani che avevano collaborato con le forze schierate contro il fascismo. Fra loro c’erano circa mille mafiosi.



Prezioso collaboratore del comando alleato, in ottimi rapporti con Charles Poletti, fu Vito Genovese, il mafioso nato vicino a Napoli e cresciuto a Little Italy. La sua carriera si sviluppò a Manhattan, dove estese la sua potenza dopo la scomparsa di Luciano. In questo personaggio è racchiusa la storia dei rapporti tra mafia e potere.



LE RIVELAZIONI DI JOE VALACHI


Con l’allontanarsi di Genovese dagli Usa si sviluppò il potere di Frank Costello, un altro boss che, pur essendo esperto di bische e sale da corsa, frequentava e usava la politica. Ma si scatenò una guerra per la supremazia e Costello fu ucciso. Genovese puntò quindi all’investitura finale durante uno dei soliti “congressi” della mafia, senza però prevedere che stava per avvenire qualcosa di eccezionale con la comparsa del primo grande pentito disposto a testimoniare davanti a giudici e commissioni, Joseph Valachi. Anche don Vito venne arrestato e condannato a quindici anni, e proprio in un carcere diede l’ordine di uccidere Valachi.

Joe Valachi fu la prima gola profonda della mafia, il primo “picciotto” che disegnò pubblicamente l’organigramma della mafia made in USA, il primo a coniare in una pubblica udienza il termine “Cosa Nostra”, rimasto nel

lessico del crimine organizzato. Nato ad Harlem il 22 settembre 1903, era un gangster di seconda fila nel clan di Salvatore Maranzano, passato al

servizio di Joe Bananas ed entrato poi, in versione killer, nella spietata guerra di mafia anni ‘30 tra i boss Joe Masseria, Lucky Luciano e Vito Genovese. Una personcina non precisamente perbene e per questo considerato prezioso non solo dalla Commissione d’Inchiesta del senatore democratico John McClellan al quale, nel 1963, aveva deciso
di spifferare affari, rituali e architettura della piovra, ma dallo stesso Bob Kennedy che a quella “c antata” senza precedenti, aveva attribuito un “valore sostanziale nell’indagine sull’impianto-maf ia”. Al punto da consentire la ricostruzione della governance e dei business malavitosi
delle 5 più importanti “famiglie” della mafia newyorchese.
Screditato, of course, dai vari “mammasantissima”, Joe Valachi, prima gola profonda di mafia, morirà d’infarto nel ’7 1.
Per il pentito “number one”, una morte avvolta dal mistero.



CONGRESSI TRA MAFIOSI AMERICANI E SICILIANI

Il massacro della prima metà degli anni Cinquanta lacerò Cosa Nostra al punto da rendere indispensabile un chiarimento e un accordo internazionale su assetti e strategie. Una necessità avvertita sia dalla mafia americana che da quella siciliana, e per questo si svolsero due singolari “congressi”. Il primo si svolse a Palermo presso l’Hotel des Palmes, dove dall’America arrivarono Giuseppe Bonanno, Carmine Galante, Giovanni Bonventre, Joe Di Bella e Santo Sorge. Fece gli onori di casa Giuseppe Genco Russo che si presentò con Salvatore Greco. In quei giorni si decise come distribuire gli affari di Cosa Nostra, “famiglia” per “famiglia”.



Dieci giorni dopo ad Apalachin, una cittadina dello stato di New York, nella villa di Joseph Barbara, si svolse il secondo congresso. Era il 14 novembre 1957: una data che la mafia, se potesse, cancellerebbe dalla sua storia. Quella sera infatti uno scrupoloso sergente, insospettito dalle troppe berline blu con targhe di città lontane, pensò di piazzare una pattuglia vicino alla villa per un controllo di routine ai documenti. Si sparse la voce e i grandi capimafia tentarono di scappare. Una volta presi, però, non fu possibile di incriminarne molti, perché in tribunale mancò la prova che fossero riuniti per un summit.



Il 1957 è quindi l’anno in cui Cosa Nostra affida alla mafia siciliana il ramo dell’importazione e della distribuzione dell’eroina negli Stati Uniti. Arresti a catena, controlli fitti, misure sempre più restrittive avevano caratterizzato la prima metà degli anni Cinquanta dopo le rivelazioni di Joe Valachi e l’istituzione della commissione presieduta dal senatore Estes Kefauver. I protagonisti di delitti e massacri erano Al Capone, Frank Costello e Lucky Luciano.

CARMINE GALANTE


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Nasce a New York il 21 febbraio 1910 da una famiglia di pescatori siciliani, proveniente da Castellammare del Golfo. Fin da ragazzino mostra il suo carattere irascibile, tanto da venire inviato in riformatorio all'età di dieci anni. Si inserisce nel mondo della criminalità organizzata nell'era del proibizionismo, prima ancora di compiere vent'anni diventa già un associato alla mafia di New York. Nel 1930 mentre tenta di dirottare un camion viene sorpreso dall'ufficiale di polizia Meenahan, ne scaturisce una sparatoria in cui Galante ferisce sia il poliziotto sia una bambina di 6 anni, entrambi sopravviveranno ma Galante verrà condannato a 12 anni e 6 mesi di reclusione.

Uscito dal carcere nel 1939, negli anni '40 commette alcuni omicidi su ordine di Vito Genovese Si sospetta che fu proprio Galante nel 1943 ad uccidere a New York Carlo Tresca, l'editore italiano anarchico esiliato da Benito Mussolini. Genovese, che durante la Seconda guerra mondiale si trovava in Italia.


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Con l'eliminazione di Tresca, fermo oppositore del dittatore, voleva attirare i favori di Mussolini.

Negli anni '40 viene reclutato dalla famiglia Bonnanno, il cui boss era appunto Joe Bonanno, originario anch'egli di Castellamare del Golfo. "Lilo" diviene ben presto guardaspalle e uomo di fiducia del boss, la sua scalata all'interno della gerarchia della famiglia è impressionante, viene prima eletto capodecina , poi, intorno ai quarant'anni, diviene consigliere della famiglia, diventando di fatto il braccio destro di Joe Bonanno e diventa il principale emissario della mafia in Europa per il traffico di stupefacenti.nel 1960 viene arrestato e incriminato dagli agenti dell'antinarcotici di Aslinger in quanto ritenuto a capo di una banda che importava grandi quantitativi di stupefacenti dal Canada. Il processo a suo carico fu interrotto però a causa di un incidente che colpì il capo dei giurati, che venne aggredito da ignoti, riportando la frattura della spina dorsale. Si ritiene che il mandante fosse proprio "Lilo", anche se non fu mai provato. Nel 1962 si svolse il secondo processo contro Galante, anche stavolta non mancarono intimidazioni in aula nei confronti delle giuria da parte dei coimputati di Galante, tredici soldati della famiglia Bonanno. Il giudice una mattina trovò il proprio cane decapitato, un chiaro avvertimento da parte della mafia, ma il processo si concluse comunque decretando la colpevolezza di Galante, accusato di narcotraffico.

Mentre si trovava in carcere Galante già progettava la sua scalata al potere, raccontando ai suoi uomini di come, non appena in libertà, avrebbe preso il controllo non solo della famiglia Bonanno, ma sarabbe anche diventato il "Capo di tutti i Capi" delle cinque famiglie di New York, facendosi beffe di Carlo Gambino, allora boss della famiglia Gambino, il più potente clan mafioso d'America.

Galante uscì di prigione nel 1974 con la chiara intenzione di diventare il boss della famiglia Bonanno. Il capo allora era Philip Rastelli,

che non aveva alcuna intenzione di farsi da parte, ma una condanna per estorsione lo fece finire in carcere, sgombrando così il campo per Galante. "Lilo" finse di essersi ripulito e aprì una lavanderia a Little Italy, ma in realtà prese il potere nella famiglia e cominciò a reclutare giovani mafiosi dalla Sicilia, da Castellammare del Golfo.
Galante si fidava ciecamente di loro, li riteneva non "americanizzati" e quindi più fedeli al codice d'onore della mafia siciliana. Intanto cominciò a monopolizzare il commercio dell'eroina dalla Sicilia agli USA, inimicandosi così le altre famiglie di New York, con cui non aveva intenzione di spartire i proventi del narcotraffico.
La Commissione di New York non tollerava il comportamento di "Lilo", e così quando Philip Rastelli, usurpato illegittimamente del potere, inviò dal carcere la proposta di eliminarlo, tutte le famiglie si trovarono d'accordo, anche lo stesso Joe Bonanno, ormai ritirato, approvò l'omicidio del suo ex consigliere.
Il 12 luglio 1979 Galante si recò a pranzo nel ristorante italo-americano "Joe and Mary" di Brooklyn, sulla Knickerbocker Avenue, una trattoria tipica siciliana gestita da Giuseppe Turano, un cugino di "Lilo". Un patio privato era stato apparecchiato per Carmine Galante, suo cugino, e Angelo Presinzano, un soldato della famiglia. Presinzano abbandonò presto il pasto, mentre fecero la loro comparsa al ristorante gli zip Cesare Bonventre e Baldo Amato, accompagnati da un fedelissimo soldato e socio di "Lilo", Leonardo Coppola. Dopo aver consumato un'insalata di pesce accompagnata da del buon vino, Galante si accese il sigaro, in attesa del dolce. Fu in quel momento, alle 14.45, che entrarono nel locale tre uomini mascherati e armati, che si diressero verso il patio e, spalleggiati dagli stessi zip Cesare Bonventre e Baldo Amato, fecero fuoco contro Galante, Coppola e Turano, uccidendoli all'istante.

image"Lilo", colpito ad un occhio da un colpo di doppietta sparato a bruciapelo, venne scaraventato all'indietro, cadendo sulla schiena, morto, con ancora il sigaro stretto tra i denti. Si scoprirà in seguito che anche i tre uomini mascherati erano membri della famiglia Bonanno, si trattava di Anthony Indelicato , Dominick Trinchera, e Dominick Napolitano. I tre furono arruolati da Alphonse Indelicato, uno dei capidecina dei Bonanno e padre di uno dei tre sicari. Anche se secondo fonti non confermate, ad attendere Galante al Ristorante era stato mandato Richard Kuklinski il tristemente famoso Killer della mafia, che non essendo italiano non apparteneva ad alcuna famiglia, ma i suoi servigi erano sempre richiesti dalle diverse famiglie, per l'affidabilità e fedeltà dimostrate nell'esecuzione dei suoi servigi a pagamento

Phillip "Rusty" Rastelli



A seguito della morte di Carmine Galante, Rastelli si ripropose come leader, espandendo le operazioni della famiglia fino ad includere ristoranti e caffè dove, dietro una facciata apparentemente legale, si espanse anche il narcotraffico attraverso la cosiddetta Pizza Connection. Alcuni anni dopo, nella famiglia entrò l'agente FBI infiltrato Joseph D. Pistone, meglio conosciuto come Donnie Brasco. Grazie alla sua collaborazione, circa 120 membri della famiglia furono arrestati e condannati, arrivando quasi alla distruzione della stessa verso la fine degli anni '70.
Nel 1985 Rastelli iniziò a perdere il controllo sulle attività della famiglia, in particolare quando grossi gruppi di affiliati rimasero coinvolti sempre più nel traffico di droga, contravvenendo ai suoi ordini. Nel 1986 Rastelli fu arrestato e condannato in base al Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act. Morì in prigione al 1991.

Joseph Massino 

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Successore di Rastelli, Joseph "Big Joey" Massino fu il fautore del ritorno della famiglia sulle scene dopo l'oblio degli anni '70 e '80, complice anche il declino delle altre famiglie. Venne arrestato nel 2003 per racket ed omicidio e condannato nel luglio del 2004. Nel 2005 confessò otto omicidi di mafia, per i quali è stato condannato all'ergastolo senza possibilità di appello. Massino era il primo boss pentito delle cinque famiglie a New York.






Thomas Eboli

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Tommaso Eboli nacque ad Eboli il 13 giugno 1911, divenne boss della famiglia Genevose.Thomas Eboli era un grande appassionato di boxe, sport che seguiva regolarmente. Ed è proprio a causa della boxe che Thomas Eboli trascorse i suoi unici 60 giorni in prigione. Durante un incontro salì sul ring e aggredì fisicamente l'arbitro che a suo dire parteggiava per l'atleta sulla quale non aveva scommesso.
Dopo questo avvenimento gli fu vietato di partecipare ad altri incontri. Diventò Boss della famiglia quando Vito Genovese fu arrestato per traffico di droga. Morì il 16 luglio 1972: verso l'una di notte Eboli uscì dall'appartamento di una ragazza sua conoscente ma quando si apprestò a salire sulla sua automobile venne raggiunto da 5 proiettili e morì all'istante. Le inchieste sul suo omicidio non portarono a nessun colpevole. Si seppe che il mandante del suo omicidio fu Carlo Gambino, per favorire l'ascesa al potere del suo amico Frank Tieri. Venne seppellito presso il George Washington Memorial Park a Paramus in New Jersey. Eboli era il padre di Louis Eboli della famiglia Chicago Outfit e fratello di Pasquale Eboli della famiglia Colombo.


Frank Tieri

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Frank Tieri è stato uno dei boss della potente famiglia mafiosa italo-americana Genovese dal 1972 al 1981.Tieri fu il primo mafioso ad essere condannato grazie al RICO, la speciale legge statunitense contro la criminalità organizzata. Nato in Italia, Tieri emigra con la sua famiglia a New York nel 1911. Per molti anni gli fu negata la cittadinanza americana; era considerato un boss diplomatico, manteneva sempre un basso profilo, e cercava di non dare nell'occhio per non attirare l'interesse delle autorità sui suoi affari, risiedendo in una modesta casa di Brooklyn. Tieri era stato condannato per una rapina a mano armata quando aveva vent'anni ma subito dopo le accuse su di lui caddero. Nel 1972 divenne il boss reggente della famiglia Genovese, dopo che il suo predecessore Thomas Eboli era stato assassinato su ordine di Carlo Gambino, grande amico di Tieri stesso. Frank Tieri era considerato uno dei più tranquilli e saggi boss di Cosa Nostra, che ricorreva all'uso della forza in rarissimi casi. Sebbene Tieri affermasse di essere un semplice produttore di abbigliamento sportivo, i pubblici ministeri federali lo accusavano di essere uno dei più potenti boss della mafia, a capo di attività illegali diversificate nel gioco d'azzardo e nelle estorsioni, per un giro d'affari di milioni di dollari. Nel gennaio 1981 con la legge RICO viene condannato a 10 anni di reclusione, ma i suoi avvocati si oppongono a causa della cattiva salute di Tieri. Il 31 marzo 1981 Tieri muore all'ospedale Mount Sinai di New York.

Anthony Salerno


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Fu capo della famiglia Genovese dagli anni settanta fino al suo arresto nel 1986. Visto spesso vestito con un fedora (cappello di feltro) e a masticare un sigaro, Anthony Salerno era soprannominato "Fat Tony" (cioè Il grosso Tony) a causa del suo sovrappeso.



Nato e cresciuto a East Harlem, New York, sin da giovane fu coinvolto in casi di scommesse illegali, usura e racket, attraverso la famiglia Genovese, fino ad arrivare a controllare tutti i traffici della zona, per un valore di circa 50 milioni di dollari all'anno. Negli anni '70 e '80 si divise tra diversi indirizzi e case: una a Miami Beach, in Florida, una a RhineBeck, nello stato di New York, una a East Harlem e il suo appartamento sopra Gramercy Park, a Manhattan.



Nel 1978 Salerno fu condannato a sei mesi di carcere per scommesse ed evasione fiscale, e all'inizio del 1981 subì un piccolo ictus, e si ritirò presso la sua tenuta di Rhineback per riprendersi: a quel tempo era il secondo boss della famiglia, in ordine di importanza. Ma dopo la sua guarigione e la morte del boss Frank Tieri, Salerno divenne apparentemente il capo della famiglia Genovese.


Comunque, si capì presto che Salerno non deteneva davvero il potere: Vincent Cafaro, braccio destro di Salerno e poi informatore della polizia, raccontò che Salerno era solo un uomo di facciata. Dalla morte di Vito Genovese nel 1969, il vero capofamiglia era Philip Lombardo, che ha usato nel tempo diversi boss di facciata per nascondere la sua vera posizione. Egli stava allevando Vincent Gigante per succedergli a capo della famiglia, quindi, secondo Cafaro, Salerno era diventato boss, nel 1981, per proteggere Gigante.


Nel 1985, le forze della legge finalmente incastrarono Salerno. Il 25 febbraio lui e altri otto Boss di New York furono coinvolti nel cosiddetto "Commission Case": il processo iniziò nel settembre 1986 e durò tre mesi, al termine dei quali Salerno fu giudicato colpevole e condannato a 100 anni di prigione. Durante la prigionia, la sua salute peggiorò, principalmente a causa del diabete di cui soffriva e di un presunto cancro alla prostata. Nel luglio 1992, Salerno morì colpito da un ictus al Medical Center for Federal Prisoners di Springfield, in Missouri, solo, all'età di 81 anni, e fu sepolto al Saint Raymond's Cemetery nel Bronx, a New York.


Filippo Lombardo, detto Benny squint, e cockeyed Phil

Filippo Lombardo nasce a New York, il 6 ottobre, 1908, da una famiglia di immigrati Siciliani. Diventato uomo d'onore della Famiglia Luciano all'inizio degli anni trenta, inizia la sua carriera come soldato nella decina guidata da Michael Coppola, nel quartiere di East Harlem. Durante gli anni quaranta Lombardo passa un breve periodo di tempo in carcere per traffico di stupefacenti, resterà il suo unico arresto in tutta la sua vita. A causa dello spessore dei suoi occhiali verrà soprannominato: Benny squint.


Nel 1959 il Boss della Famiglia Vito Genovese, viene condannato ad una lunga pena detentiva in carcere. Tuttavia Genovese nomina una serie di Capi fedeli soltanto a lui, per gestire e mantenere il controllo della Famiglia dal carcere. Forma una specie di triumvirato con Anthony Strollo come Boss reggente, Jerry Catena sempre come vicecapo, e Michele Miranda sempre come consigliere, con il supporto di due dei più fedeli Capidecina che sono Thomas Eboli e lo stesso lombardo. Nel 1962 Strollo scompare di lupara bianca, e viene sostituito come Boss reggente da Tommy Eboli. Ma nel 1972 lo stesso Eboli viene assassinato, Miranda muore di cause naturali e Catena si ritira a vita privata nella sua residenza in Florida.


Cosi Lombardo diventa il Capo della Famiglia, con Anthony Salerno come consigliere, e Vincent Gigante come Vicecapo, che assieme a suo fratello Mario Gigante erano stati soldati nel gruppo di Thomas Eboli, e alla morte di quest'ultimo i due fratelli erano diventati figure molto potenti all' interno della Famiglia. Tuttavia Lombardo escogita un sistema per rimanere indenne dalle indagini delle forze di polizia e dell'FBI, nominando come Boss di facciata Frank Tieri. Ma alla morte di Tieri per cause naturali nel 1981, Lombardo nomina come Boss di facciata Anthony Salerno, mentre continua ad allevare come suo futuro erede alla guida della cosca il suo vice Vincent Gigante. Nel 1981 Lombardo viene ricoverato per alcuni mesi in ospedale, a causa di un infarto, cosi incomincia a distaccarsi progressivamente dagli affari, affidando il vero potere al suo pupillo Vincent Gigante con Salerno sempre come Boss di facciata.


Secondo le dichiarazioni rese dal pentito Vincent Cafaro all'FBI, Lombardo era diventato ufficialmente il Capo della Famiglia già nel 1969 alla morte di Vito Genovese, utilizzando come Boss di facciata sia Thomas Eboli prima e Frank Tieri poi. Nel 1980 Lombardo da dietro le quinte con Tieri e Gigante a fare da ambasciatori, aveva incoraggiato e supportato alcuni importanti membri della Famiglia di Philadelphia, a ribellarsi e uccidere il loro Boss Angelo Bruno. Lombardo nei mesi invernali risiedeva nella sua residenza in Florida.


Alla fine del 1982 le condizioni di salute di Lombardo, continuano a peggiorare, cosi decide di ritirarsi definitivamente dalle scene nominando Vincent Gigante Boss della Famiglia Genovese. Il suo ex allievo continuerà a mantenere come Boss di facciata Salerno fino alla condanna all'ergastolo che quest' ultimo riceverà nel 1986.

Per circa 12 anni Lombardo fu il vero Capo della Famiglia Genovese, allontanando da sè i sospetti delle autorità giudiziarie sul suo vero ruolo svolto all'interno dell'organizzazione.

Lombardo muore di cause naturali nell' aprile del 1987 all'età 79 anni nella sua residenza in Florida.


VINCENT GIGANTE(il finto pazzo)

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Ex boxer diventato poi boss della malavita americana.Nasce il marzo 29,1928, a New York City. Dopo una carriera come pugile che è durata 24 combattimenti si arruola nell'esercito da dove viene scaricato per comportamento antisociale. Entra cosi' nel mondo della malavita , e precisamente a fianco di Tommy Eboli nuovo boss della famiglia Genovese, e poi di Tony Salerno .La sua carriera criminale non conosce limiti, tanto che nel 1981 , quando Salerno viene colpito da ictus , egli sale a rango di consigliere. Nel 1992 dopo che Toni Salerno venne arrestato , Gigante diviene capo della famiglia .

Sfugge per anni alla giustizia fingendosi pazzo , tanto che se ne andava in giro per la citta in accappatoio e tra il 1969 e il 1990, Gigante è stato rricoverato in ospedali psichiatrici 22 volte. Questo fino al 1997, quando Salvatore Gravano ha testimoniato che Gigante era sano ed è stato il capo della famiglia Genovese. . E 'stato condannato e ha ricevuto una pena di 12 anni.

Dopo la sua condanna del 1997, Gigante deve affrontare nuove accuse nel 2003. . Ha ammesso che sta fingendo i suoi problemi mentali per circa tre decenni, per evitare di dover affrontare un processo. Gigante si dichiara colpevole e ha ricevuto altri tre anni .

Uno dei personaggi più singolari della storia criminale, Gigante è scomparso in carcere il 19 dicembre 2005, all'età di 77 anni.

Carmine Persico

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Carmine John Persico Jr. nacque l’8 agosto del 1933 a New York, a Brooklyn, da Carmine John Persico Sr., che era stato un uomo della famiglia Luciano, sotto Charlie “Lucky” Luciano durante gli anni trenta, così Carmine Jr. e i suoi fratelli stavano avendo parte in quella vita sin dalla più tenera età.



È fratello del capitano della famiglia Colombo Theodore Persico e zio di Theodore Persico Jr. Il suo fratello più anziano, Alphonse Persico, che aveva lo stesso nome di suo figlio, è morto mentre era in prigione nel marzo del 1989. Altri parenti erano Frank Persico, membro della famiglia Colombo e agente di cambio, i cugini Vittorio “Vic” Orena, Daniel Persico, Lawrence A. Persico, Carmine L. Persico, Alphonse Persico Sr., John DeRoss e i suoi figli criminali Jamie T. DeRoss e John DeRoss Jr e Andrew “Andy Mush” Russo, che vennero entrambi riconosciuti come capitani della famiglia Colombo negli anni ottanta. È anche parente per parte di padre di Robert Persico, capo della banda Mount Vernon di New York. Orena divenne boss di facciata della famiglia Colombo, venne incarcerato e degradato.



All’età di diciassette anni, Persico fu sospettato di aver commesso un omicidio. Un informatore della polizia di New York noto solo come “Blue Angel” identificò Persico come il responsabile, ma prima che fosse incastrato, suo fratello Alphonse “Allie Boy” confessò il crimine e venne condannato a 20 anni di carcere. Dopo essere stato coinvolto in una rapina e nelle estorsioni alla fine degli anni quaranta, Persico conobbe Joseph “Crazy Joe” Gallo e i fratelli Gallo, che sarebbero stati suoi alleati e in seguito nemici giurati.



Durante gli anni cinquanta, nei suoi primi vent’anni, Persico venne introdotto nella famiglia Profaci, sotto il comando di Giuseppe “Joe” Profaci e fu presto altamente coinvolto con estorsioni, racket, dirottamento merci, gioco d’azzardo, traffico di droga e specialmente con l’omicidio su commissione, oltre che ad essere uno dei criminali che divennero più potenti durante la metà degli anni cinquanta. “Crazy Joe” Gallo e i suoi fratelli vennero introdotti nella famiglia allo stesso modo di Persico e la loro amicizia sarebbe stata davvero messa alla prova.


Dopo che i Gallo vennero introdotti nella famiglia, divennero presto una leggenda a New York. Dopo che Giuseppe “Joe” Profaci li aveva tassati per anni, quando organizzò l’omicidio del membro della famiglia, Frank “Frankie Shots” Abbatemarco, i fratelli Gallo furono reclutati dai membri della Commissione Carlo Gambino e Thomas Lucchese per rovesciare la leadership della famiglia Profaci. Per ottenere più supporto, i Gallo cercarono Persico come loro alleato e iniziarono ad organizzare una nuova leadership della famiglia Colombo.

Nel febbraio del 1961 Gallo e Persico organizzarono il rapimento di un importante membro della famiglia Profaci come il sottoboss Joseph “Joe Maylak” Magliocco e il caporegime Joseph “Joe C” Colombo per provare a cambiare la leadership della famiglia. In un incontro tra i fratelli Gallo e Carmine Persico e il consigliere della fazione di Profaci, Charles “Charlie the Sidge” Lociciero, i membri furono rilasciati nella speranza di un profitto migliore e di pace tra le due fazioni.

Ma nell’agosto del 1961, Larry Gallo fu attirato in un bar dove venne strangolato dai membri della fazione di Profaci, ma un poliziotto entrò dentro, sorprendendo l’assassino e Larry Gallo scappò. Per vendetta, i Gallo iniziarono una continua sparatoria contro i Profaci ovunque essi fossero e Persico sarebbe stato ferito diverse volte durante lo scontro. Dopo diversi attentati alla sua vita, Carmine Persico cambiò schieramento e si mise nella fazione dei Profaci, cosa che non fece piacere ai fratelli Gallo.

Ma alla fine del 1961, l’FBI colpì la fazione dei Gallo, rimuovendo “Crazy Joey” Gallo dalla circolazione e sbattendolo in galera per estorsione. Ma dove lo stesso Gallo era finito, i rimanenti della fazioni continuarono a colpire contro Profaci. Il 6 giugno 1962, il boss Joe Profaci morì di cancro ai polmoni e fu rimpiazzato da Joe Magliocco, che promosse Persico in quello stesso anno. Ma Carlo Gambino, Thomas Lucchese e i fratelli Gallo non erano soddisfatti della decisione.

Nel 1963, sperando di indebolire Magliocco, i Gallo presero di mira il suo uomo più forte, Carmine Persico. L’auto di Persico fu messa a fuoco nel 1963, ma lui scampò alla morte con piccole ferite. Il 19 maggio di quell’anno Persico fu colpito in faccia, alle mani e alle spalle, secondo l’esperto del crimine Jerry Capeci, in uno scontro a fuoco in auto dai Gallo, ma Persico era così forte che sputò uno dei proiettili che gli erano entrati in faccia, il che gli fece guadagnare il soprannome di “Immortale”. In un altro incidente, giorni dopo, uno degli uomini di Persico, Hugh McIntosh, ricevette un attentato, ma riuscì a sopravvivere. Più tardi, nello stesso anno, sia Persico sia McIntosh vennero incarcerati per dirottamento merci ed estorsione.

Dopo quasi quattro anni di guerra interna, i rimanenti della fazione dei Gallo non avevano abbastanza forza per continuare a combattere, a causa degli sforzi della legge di incastrarli e della crescita della fazione di Magliocco. Per questo motivo nel 1963, “Crazy Joe” Gallo rinunciò. “Joe Maylak” Magliocco decise di non concentrarsi sui fratelli Gallo, poiché c’erano dei soldi in ballo.

Dopo la guerra tra i Gallo e Profaci, Joe Magliocco e il capo della famiglia Bonanno, Joseph “Joe Bananas” Bonanno, divennero amici e decisero di creare l’alleanza tra le due famiglie, in modo tale da lavorare insieme e diventare più potenti che mai. Fecero ciò quando capirono che Carlo Gambino e Thomas Lucchese avevano influenzato i fratelli Gallo per farli combattere e decisero di organizzare gli omicidi di Gambino e Lucchese e prendere il controllo della Commissione. Ma quando il piano fu spiegato al capitano della famiglia Profaci, Joe Colombo, questi capì che uccidendo Gambino avrebbe messo fine a Cosa Nostra e avvertì sia Gambino sia Lucchese dei piani di Magliocco e Bonanno. Questi ultimi vennero portati dinanzi alla Commissione, dove si presentò solo Magliocco, che fu condannato solamente a pagare 50000 dollari e a cedere la carica di boss, che venne affidata dalla Commissione, per i suoi meriti, a Joe Colombo e da allora la famiglia divenne famiglia Colombo. Dopo più di dieci anni di servizio, Carmine Persico, che era in prigione per dirottamento ed estorsione, venne ricompensato con la posizione di caporegime da Joseph Colombo. Quando raggiunse il grado di caporegime Carmine Persico volle occuparsi degli affari “di strada”. Quando Joe Valachi divenne il primo collaboratore di giustizia di Cosa Nostra, testimoniò che “qualunque affare vi fosse per strada, Persico era sempre lì”, per sottolineare come Persico fosse coinvolto con il racket, le estorsioni, il dirottamento merci, il gioco d’azzardo, lo strozzinaggio e l’omicidio su commissione. In tal modo, il gruppo di Carmine Persico divenne, durante gli anni sessanta, uno dei più ricchi della famiglia Colombo. Alla fine degli anni sessanta, Colombo divenne molto attaccato ai diritti civili degli italo-americani e ciò lo avrebbe portato alla sua fine, dal momento che Carlo Gambino, considerato il boss più potente di New York, influenzò la Commissione e pensava che Colombo stesse attirando troppa attenzione, attenzione di cui la Mafia non aveva bisogno.

Il 28 giugno 1971 migliaia di persone si riunirono al Columbus Circle per il secondo raduno annuale per la difesa dei diritti degli italo-americani. Apparentemente l’afro-americano Jerome Johnson sparò a Colombo nella folla, mentre il secondo assassino scappava e non fu mai identificato e si pensò che l’assassinio fosse stato organizzato da qualcuno di molto più potente di Johnson. Sia Carlo Gambino sia Carmine Persico, e molti altri, furono arrestati e interrogati giorni dopo, mentre Joe Gallo venne interrogato in prigione. Nessuno venne accusato dell’attentato a Colombo. Questi sopravvisse, ma rimase in coma, senza riacquistare conoscenza per sette anni. Il 22 maggio 1978 Joe Colombo morì nella sua villa nel New Jersey.

Giorni dopo l’attentato a Colombo, Persico venne arrestato e interrogato per aver organizzato l’omicidio, ma fu lasciato andare. In quello stesso momento, venne di nuovo accusato per strozzinaggio, omicidio ed estorsione, ma a causa dell mancanza di prove, Persico venne rilasciato nel 1971. Dopo essere uscito di galera, Persico venne considerato come il nuovo boss della famiglia Colombo, ma a causa delle indagini e della costante sorveglianza della polizia, si abbassò al grado di sottoboss e mise Vincenzo “Vinny” Aloi come boss di facciata, mentre lui era sotto processo. Anche se non era stato ufficialmente fatto boss, Persico deteneva il controllo della famiglia.

Ma alla fine del 1971, “Crazy Joe” Gallo venne rilasciato dopo aver scontato dieci anni per estorsione e il futuro di Persico come boss della famiglia Colombo sembrava molto cupo, quando si pensò che Gallo fosse pronto ad iniziare una nuova guerra. Il 7 aprile 1972, Gallo stava festeggiando il suo compleanno al night club Copacabana con un gruppo di amici. Gallo, il suo guardaspalle e quattro donne andarono a Little Italy nei bassifondi di Manhattan, cercando un ristorante aperto. Trovarono la Casa delle Vongole di Umberto, sulla Mulberry Street, dove improvvisamente la festa venne interrotta quando quattro killer iniziarono a sparare. Gallo fu colpito diverse volte, ma uscì fuori e morì mentre cercava di salire sulla sua Cadillac.

Carmine Persico fu arrestato giorni dopo, ma rilasciato per mancanza di prove. Più tardi, Persico sarebbe stato incarcerato per dirottamento e strozzinaggio dal 1973 al 1979 e dopo il suo rilascio, condannato ad altri cinque anni per estorsione. Ancora, negli anni settanta, Persico era al comando della famiglia Colombo come sottoboss.

Durante la condanna dal 1973 al 1979 Persico riuscì a mantenere il controllo sulla famiglie. Ciò fu dovuto all’abilità di aver piazzato membri chiave come Dominick “Donnie Shacks” Montemarano e Joseph “Joe T.” Tomasello, entrambi dal tempo dello scontro tra Persico e i fratelli Gallo. Tra gli altri vi erano Charles Panarella e i fratelli Aloi, Vincenzo “Vinny” e Benedetto “Benny” Aloi. L’incarcerazione di Persico coincise con il rilascio di suo fratello Alphonse per aver confessato i precedenti omicidi. Alphonse Persico sarebbe stato nominato boss di facciata e accanto a lui vi sarebbero stati Gennaro Langella e suo fratello Teddy Persico.

Il 31 gennaio 1985 l’FBI nominò Persico come il trecentonovantesimo fuggitivo da inserire nella lista dei dieci latitanti più ricercati. Persico era stato accusato di racket, estorsione, omicidio e cospirazione. Thomas DiBella si era dimesso dalla posizione di boss di facciata e vi era stato messo Gennaro “Jerry Lang” Langella dallo stesso Persico, mentre era latitante. Persico venne arrestato il 5 febbraio del 1985 a New York e condannato con altri 10 alti membri delle Cinque Famiglie. Le indagini ebbero come risultato il Processo alla Mafia che iniziò 10 giorni dopo la cattura di Persico.

Carmine Persico Jr. venne accusato di omicidio, cospirazione, riciclaggio di denaro sporco e racket nei primi del 1985. Dopo aver licenziato il suo avvocato, Persico decise di difendersi da sé durante il processo, cosa inusuale per chiunque, specialmente per un boss di una delle Cinque Famiglie. Persico avrebbe ricevuto il consiglio di avvocato lo guidarono quando i giudici lo interrogarono. Ma nel 1986 Persico, Gennaro “Gerry Lang” Langella e tutti gli imputati vennero riconosciuti colpevoli di tutte le accuse, ricevendo l’ergastolo, oltre che 39 anni per estorsione. Furono anche costretti a pagare una multa di 250000 dollari. Carmine Persico venne mandato nel carcere federale di Lompoc, in California.

Dopo l’incarcerazione di Persico, i suoi rivali sarebbero diventati potenti, tra questi il boss di facciata nominato da Persico nel 1988, Vittorio “Vic” Orena. Orena, forte e leale caporegime di Brooklyn, che era parente di Persico, si dissociò dalla leadership vera e propria, e decise di rimpiazzare Persico alla guida della famiglia Colombo alla fine degli anni ottanta, quando si alleò con il boss della famiglia Gambino, John Gotti. In questo modo fu facile per Orena ottenere il controllo della famiglia, influenzandone i capitani Vincent e Benedetto Aloi.

Persico si sentiva minacciato da Orena e con l’aiuto di Carmine Sessa, consigliere della famiglia, organizzò l’attentato contro Orena. Il 20 giugno 1991, una squadra composta da cinque uomini ingaggiati da Sessa, andò a casa di Orena, a Long Island. Ma uno degli uomini iniziò a sparare prima che gli altri uomini fossero in posizione, così Orena li vide venire e riuscì a scappare. Dopo l’attentato alla vita di Orena, Sessa di appellò alla Commissione a nome di Persico, dipingendo Orena come un traditore e chiedendo che fosse rimosso. Nel 1993, dopo un totale di dodici omicidi, due dei quali erano astanti e gli altri feriti, l’FBI e la polizia di Brooklyn smantellò la fazione di Orena, incluso lo stesso Victor, che fu arrestato nel 1992. Giorni dopo, più di 402 membri della fazione di Persico vennero arrestati e incastrati per racket, omicidio e cospirazione volta all’omicidio. Fu durante il processo alla famiglia Colombo, che il sottoboss Gregory Scarpa sarebbe diventato un informatore e avrebbe testimoniato contro dozzine di membri della famiglia Colombo, incluso Vic Orena. Alla fine del 1992, il più potente caporegime di Orena, Pasquale “Patty” Amato, fu arrestato con i rimanenti della fazione di Orena. Più tardi, Carmine Persico e i restanti membri della sua fazione avrebbero detto di aver vinto la terza guerra della famiglia Colombo. Orena e i suoi sottoposti sarebbero stati condannati all’ergastolo ed esclusi dalla famiglia Colombo.

Dopo la guerra, dal 1991 al 1993, il figlio di Persico, Alphonse “Little Allie Boy” Persico fu un candidato alla posizione di boss, dal momento che era stato riconosciuto come caporegime nel 1986, ma era sotto processo per associazione con le figure di spicco del crimine organizzato, Persico creò una commissione consistente nel fratello di Persico e capitano, Teddy Persico, insieme a Joseph Baudanza e Joseph T. Tomasello, ma con il rilascio di Andrew “Andy Mush” Russo mel 1994, potente membro della famiglia Colombo e altro parente di Persico, Persico scelse Russo come boss di facciata e ruppe l’alleanze nei primi del 1994. Russo sarebbe stato arrestato e incarcerato nel 1996. Joel “Joe Waverly” Cacace sarebbe allora stato promosso.

Persico fu condannato all’ergastolo nel 1996 e spedito al penitenziario federale di Lompoc, dove il suo numero di matricola era 74666-158. Mentre era in prigione con diversi associati, Persico incontrò Joseph “J.R.” Russo, associato alla famiglia Lucchese, considerato consigliere della famiglia Patriarca, prima di essere condannato a 15 anni per omicidio. Anche se condannato all’ergastolo, Persico fondò i “Lompoc Four”, una band in cui Russo suonava la chitarra e Persico la batteria, che gareggiava nella competizione annuale carceraria. Dopo la morte di Russo nel 1998, Persico rimase a Lompoc fino al 2004 quando Lompoc fu demolita per fare spazio ad un centro di massima di sicurezza ed ad un riformatorio e gran parte dei prigionieri furono trasferiti. Persico fu portato in un carcere della North Carolina, vicino all’infermeria della prigione, perché a quel tempo stava rischiando di morire per un enfisema.

Mentre Alphonse Persico era fuori di prigione non seppe tenere il comando della famiglia fino ai primi del 1999 quando venne rilasciato di prigione. Allie divenne boss di facciata dell’indebolita famiglia Colombo, quando lui e il leale sottoboss John “Jackie” DeRoss organizzarono l’omicidio di diversi sostenitori di Orena nel gruppo di William “Wild Bill” Cutolo, che fu convocato in un incontro nella speranza di diventare sottoboss e non fu mai più visto. Un membro del gruppo di Cutolo, Joseph “Joe Campy” Campanella, fu aggredito dagli uomini di Allie Persico, ma riuscì a sopravvivere e divenne in seguito un informatore. Le esecuzioni avvenivano però tutte su ordine di Persico Sr.

Il regno di Allie come boss della famiglia Colombo finì presto per diverse accuse. Nel 2000, venne condannato a 18 mesi di galera per possesso illegale di arma da fuoco. La guardia costiera aveva perquisito la sua barca e aveva trovato una calibro 38.

Il 24 gennaio 2001, giorno del suo rilascio, Allie fu di nuovo incastrato per dirottamento merci e venne sospettato per la scomparsa di Cutolo. Il 20 dicembre 2001 venne riconosciuto colpevole di dirottamento merci, condannato a 13 anni di galera e a pagare una multa di un milione di dollari. Il 14 ottobre del 2004 Allie e DeRoss furono accusati di racket e cospirazione contro Cutolo e Campanella. Il primo processo finì in nulla. Il 28 dicembre 2007 Allie Persico e Jackie DeRoss sono stati condannati per l’omicidio di Cutolo. Come suo padre, probabilmente, Allie sarà condannato all’ergastolo.

Carmine Persico Jr. rimane ancora il boss della famiglia Colombo, con gli attuali boss di strada Thomas “Tommy Shots” Gioieli e il rivale John “Sonny” Franzese come sottoboss, ma a causa della violazione sulla parola, Andrew “Andy Mush” Russo è sottoboss di facciata anziché Franzese, con I fratelli Vincenzo e Benedetto Aloi come consiglieri.

Carmine Persico è alla guida della famiglia Colombo dagli anni settanta, da quando Joseph Colombo venne aggredito e il nome di Persico figura in diversi omicidi, essendo stato al potere per tre decenni. Durante la sua esistenza come membro della famiglia Colombo, è sopravvissuto a tre guerre interne, all’ergastolo ed è stato aggredito più di venti volte. Persico è l’unico dei tre imputati del processo alla Mafia che abbia ricevuto 100 anni di carcere e sia ancora vivo.Dal Novembre 2007 Carmine Persico rimane il boss della famiglia Colombo e come boss di strada Thomas "Tommy Shots" Gioeli e con l'ex rivale di Persico John "Sonny" Franzese come vice capo


John Gotti("The Dapper Don)


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John Joseph Gotti jr. (New York City, 27 ottobre 1940 – Springfield (Missouri), 10 giugno 2002.

Fu anche conosciuto con i due soprannomi di "The Dapper Don" ("il Boss Elegantone") e "The Teflon Don"; si meritò il primo dei due soprannomi per la sua spiccata eleganza, mentre il secondo per la facilità in cui riusciva a far scivolare da sé tutte le accuse a lui attribuite (fu proprio questa sua caratteristica che spinse il suo uomo di fiducia Salvatore "Sammy The Bull" Gravano a tradirlo per paura di vedersi addossato tutte le responsabilità e essere quindi condannato al suo posto).

Gotti nacque nel Bronx da genitori italo-americani, John Gotti Sr e Philomena "Fannie" Gotti. Aveva 12 anni quando la sua famiglia si trasferì a Sheepshead Bay, Brooklyn, dove lui ed i fratelli Peter e Richard entrarono a far parte di una gang locale stradale. Agl'inizi dell'estate del 1954, mentre tentava di rubare un miscelatore di cemento, questo si ribaltò andando a schiacciargli un piede; d'allora per tutto il resto della sua vita, Gotti camminò zoppicando.



Nel 1962, Gotti sposò Victoria DeGiorgio; la coppia ebbe cinque figli: Angela (Angel), Victoria, John A. "Junior" Gotti, Peter e Frank. Sembra che John Gotti non avesse gran considerazione della sua famiglia, fu ripreso mentre diceva: "Ho preso la spazzatura del sangue dei Gotti e l'ho contaminato con il sangue dei DiGiorgio". Gotti fu inoltre ripreso mentre diceva a sua figlia Victoria: "Io non sono tuo padre o il padre di John o il nonno di questi bambini".



Un brutale e collerico uomo di famiglia, John Gotti era solito picchiare regolarmente la moglie e i figli. Questo fu provato dai nastri dell'FBI e divenne materiale importante per i vari media di New York.La carriera criminale di Gotti con i Gambino iniziò rubando merce dall'aeroporto di Idlewild ( in seguito rinominato Aeroporto internazionale John F. Kennedy) fuori dal Bergin Hunt e dal Fish Club a Ozone Park, Queens. Un camion dell'area carico del JFK's United Airlines sparì insieme a 30.000 dollari di merce. Alcuni giorni più tardi, l'FBI cominciò a sorvegliare Gotti e Ruggiero e li prese mentre caricavano i beni; l'FBI fece irruzione ed arrestò tutti e tre gli uomini.


Nel febbraio 1968, gli impiegati della compagnia aerea United identificarono Gotti che firmò per la merce che fu poi rubata; l'FBI lo arrestò per il furto alla United poco dopo. Due mesi dopo, mentre era fuori, Gotti fu arrestato una terza volta per furto – questa volto rubò un carico di sigarette del valore di 500.000 dollari sull'Autostrada del New Jersey. Alla fine di quell'anno Gotti fu dichiarato colpevole per il furto NorthWest e condannato a 4 anni al Penitenziario Federale di Lewisburg. I procuratori evitarono le accuse per il furto di sigarette; tuttavia Gotti fu condannato per il furto alla United. Rimase poco più di 3 anni a Lewisburg.

Dopo che uscì di prigione, fu messo alla prova e gli fu ordinato di cercarsi un lavoro onesto. Mentre tornava dalla sua vecchia banda al Bergin club, vi lavorava ancora Carmine Fatico. Fatico fu accusato di usura e fece di Gotti il sostituto caporegime della Banda del Bergin che rispondeva a Carlo Gambino e Aniello Dellacroce. La banda di Gotti ad ogni modo fu presa mentre rubava eroina contro le regole della famiglia, con i membri che potevano essere uccisi. Gotti e gli altri hanno avuto per sei volte una sparatoria con Paul Castellano e la sua guardia del corpo finché riuscirono ad ucciderlo fuori dallo Sparks Steak House, un ristorante a Manhattan. Gotti prese così il controllo della famiglia.

Gotti fu arrestato molte volte nella sua carriera, e allo stesso tempo è stato nelle prigioni federali di molti stati, ricevendo diversi capi d'accusa, compresa quella per omicidio non premeditato in relazione alla morte in una taverna di Staten Island nel 1973 di James McBratney, un gangster irlandese-americano di basso livello, che aveva rapito ed ucciso Emmanuel Gambino, il nipote di Carlo Gambino.

A partire dagli anni ottanta, i media cominciarono a riferirsi a lui come The Teflon Don, per come era riuscito ad evitare le accuse di racket.
Il 18 marzo 1980, il dodicenne Frank Gotti, che era il più giovane figlio di John Gotti, fu investito e ucciso sulla sua bicicletta dal vicino John Favara, il cui figlio era suo amico. La polizia stabilì che Favara non era coinvolto nell'incidente, che fu ufficialmente classificato come accidentale, e nessun inchiesta fu aperta contro di lui. Ad ogni modo, nel mese dopo l'incidente, la parola ASSASSINO fu scritta con la vernice spray sull'auto di Favara. Il 28 maggio, Victoria DiGiorgio Gotti, la madre di Frank, attaccò Favara con una mazza da baseball di metallo, mandandolo all'ospedale. Favara decise di non sporgere denuncia e pianificò di andare via da Howard Beach. Secondo l'FBI, il 28 luglio 1980, Favara fu rapito ed ucciso da otto membri della banda di Gotti quando lui e sua moglie erano fuori città.
Gotti era sotto sorveglianza elettronica da parte dell'FBI; fu registrato su un nastro mentre discuteva il numero degli omicidi ed altre attività criminali. L'FBI inoltre immortalò Gotti mentre denigrava il suo capomandamento, Salvatore "Sammy The Bull" Gravano. L'11 dicembre 1990, agenti dell'FBI e detectives di New York City fecero irruzione nel Ravenite Social Club ed arrestarono Gotti, Gravano, Frank Locascio e Thomas Gambino.

Gotti fu accusato di 13 omicidi (includendo Paul Castellano e Thomas Bilotti), cospirazione per commettere omicidio, usura, racket, ostacolo alla giustizia, gioco d'azzardo illegale, evasione fiscale.

Gotti fu portato nella Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Orientale di New York sotto il giudice Leo Glasser. Le prove che il procuratore federale mostrò furono schiaccianti. Non solo aveva Gotti su nastro, ma aveva anche diversi testimoni pronti a testimoniare contro Gotti. Philip Leonetti, un caporegime nella violenta Famiglia Criminale di Philadelphia, testimoniò che Gotti si era vantato di aver dato l'ordine per l'uccisione di Castellano. Quindi Gravano, il caporegime di Gotti, acconsentì volontariamente di testimoniare contro il suo boss, stessa cosa fece il Consigliere LoCascio con la promessa di entrare nel Programma di Protezione Testimoni. Il 2 aprile 1992 dopo solo 13 ore di deliberazione, la giuria dichiarò Gotti e LoCascio colpevoli di tutte e 13 le accuse. Il 23 giugno 1992 il giudice Glasser condannò Gotti al carcere a vita senza la possibilità di libertà condizionata. Fu mandato nel Penitenziario Statale a Marion (Illinois), dove era tenuto in cella per 23 ore al giorno. Dopo 4 giorni, suo padre morì di attacco cardiaco. Dopo che fu picchiato in prigione, si narra che Gotti offrì 100.000 dollari alla Fratellanza ariana per uccidere Walter Johnson, un afroamericano che lo aveva brutalmente picchiato. Gotti era sicuro che la sua offerta sarebbe stata accettata ma i secondini capirono che Johnson era in pericolo e lo spostarono in un luogo diverso, ed infine in un'altra prigione dove uscì poi sulla parola.Gotti morì di cancro alla gola nel pomeriggio del 10 giugno 2002 al Centro Medico Statunitense per i Prigionieri Federali a Springfield, Missouri, dove era stato trasferito non appena il cancro fu diagnosticato. Gotti aveva la parte inferiore della mascella rimossa a causa del cancro, ed era alimentato attraverso un tubo. Il corpo di Gotti fu portato a New York da un jet privato. Fu vestito con un completo blu e messo in uno scrigno dorato per 2 notti di veglia al Papavero Funeral Home. Limousine e auto piene di fiori sfilarono per le strade, mentre otto persone lo avrebbero portato al funerale. La processione funebre passò davanti alla casa di Gotti e al suo quartier generale sulla via per il cimitero. La Diocesi Cattolica di Brooklyn annunciò che la famiglia di Gotti non avrebbe avuto una sepoltura cristiana, ma le sarebbe stato concesso di avere un Requiem dopo la sepoltura.

ECCOVI UN DOCUMENTO FILMATO RIGUARDANTE JOHN GOTTI




Anthony “Tony Ducks” Corallo


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Corallo nacque in una zona italiana di East Harlem, a New York il 12 febbraio 1913.

Inizialmente era conosciuto con il soprannome di The Doctor ("Il Dottore"), probabilmente perché salvò la vita a qualcuno. Prese poi il soprannome di "Tony Ducks". Appena conosciuta la vita mafiosa, diventò presto capo della famiglia Lucchese, specializzata in estorsioni, rapine, giochi d'azzardo truccati, ecc.; in seguito Corallo assunse Johnny Dio. Corallo fu per la prima volta arrestato per vari furti, nel 1929, a 16 anni.

Alla fine degli anni '40, Corallo divenne boss e si trasferì nel Queens. Inoltre, conobbe e fece grandi affari con Jimmy Hoffa. Diverse volte fu anche accusato mentre lavorava per l'unione di Hoffa, come un celebre furto da 70.000 dollari, al quale gli costò 2 anni di prigione. Durante questa sua assenza, Carmine Tramunti, come vice-boss, venne nominato capo provvisorio. Dopo essere stato rilasciato, Corallo arricchì ulteriormente le sue varie società industriali. Successivamente conobbe Paul Vario, con il quale Corallo tentò di prendere il controllo dell'aeroporto JFK.Corallo diventa obiettivo della RICO Act, insieme ad altri capi di cinque famiglie criminali con i loro membri. Un microfono fu installato di nascosto nella sua macchina e con questo fu possibile ascoltare le discussioni di Corallo con il suo conducente. Corallo svelò che possedeva un milione di dollari rubati in una casa nel villaggio di Oyster Bay Cove, New York. L'FBI e la polizia urbana di New York si recò sul posto il 25 febbraio 1985 arrestando, nello stesso tempo, Corallo. Il giorno dopo Corallo fu processato, insieme ad altri capi mafiosi, e condannato a 100 anni di prigione. Nel 2000, Anthony Corallo morì al centro medico per prigionieri di Springfield, Missouri.



Vittorio Amuso

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Vittorio Amuso nacque nel 1934 nel Queens di New York, quartiere sotto il controllo di Tommy Gagliano e Tommy Lucchese, boss della famiglia Lucchese divenne presto attaccato a quell’ambiente. Alla fine degli anni ’40, venne introdotto al caporegime della famiglia Lucchese, Anthony “Tony Ducks” Corallo, quando il controllo della famiglia venne preso da Tommy Lucchese. Amuso ragazzo basso e forte, divenne noto come “Little Vic”. Sarebbe stato presentato anche al criminale della famiglia Colombo, Joseph “Crazy Joey” Gallo di Brooklyn, quando Gallo decise di far entrare Amuso nella famiglia Colombo e nel suo gruppo negli anni ’50. Vittorio è fratello del capitano della famiglia Lucchese, Robert Amuso.Come soldato dei fratelli Gallo, Amuso sarebbe stato lanciato in una famiglia di insoddisfazione e corruzione, quando Crazy Joey dichiarò guerra al boss Joe Profaci e alla sua fazione poiché Profaci aveva tagliato fuori Gallo e i suoi fratelli dalla distribuzione dei profitti. Amuso uccise diversi membri della fazione Profaci, ma venne mandato in galera agli inizi degli anni ’60 insieme a Joey Gallo e a diversi altri per estorsione.Quando venne rilasciato nel 1971, il sottoboss della famiglia Colombo Carmine Persico Jr. aveva preso il comando sulla famiglia, dopo l’attentato a Joseph Colombo l’anno prima. Amuso era ancora molto coinvolto nelle attività del gruppo Gallo, ma il 7 aprile 1972, il suo caporegime Joseph “Crazy Joey” Gallo venne ucciso a Little Italy, mentre festeggiava il suo 43º compleanno .
Dopo l’omicidio di Joe Gallo, molti membri della famiglia Colombo, soprattutto quelli del vecchio gruppo Gallo, si spaventarono e si unirono ad altre famiglie per evitare di essere uccisi. Albert Gallo, uno dei noti fratelli Gallo, si unì alla famiglia Genovese agli inizi del 1972, mentre Amuso chiese di essere ammesso alla famiglia Lucchese, che lo accettò. Il nuovo boss era il suo vecchio associato Anthony “Tony Ducks” Corallo. Amuso iniziò a lavorare nel gruppo del consigliere Christopher “Christie Tick” Furnari, che conosceva sin dall’infanzia e divenne uno dei suoi protetti insieme ad Anthony “Gaspipe” Casso
Il 21 dicembre del 1972, Amuso venne arrestato dalla polizia fuori dalla Casa sul Morgan Avenue, una copertura per lo schema del Bronx Connection. Amuso, quando venne arrestato, era in possesso di prove compromettenti. Meno di cinque anni dopo, Amuso venne arrestato insieme all’amico e socio Anthony Casso per il suo coinvolgimento in un giro di spaccio di eroina dall’Estremo Oriente il 30 maggio 1972. Quando venne arrestato, fu trovato in possesso di tre chili di eroina. Le operazioni erano comandate da Amuso, il suo collaboratore era Casso e poi vi erano coinvolti altri due associati della famiglia Lucchese. Furono tutti mandati in galera.

Il 15 febbraio 1985, Anthony “Tony Ducks” Corallo, il sottoboss Salvatore “Tom Mix” Santoro e il consigliere Christopher “Christie Tick” Furnari furono condannati nel processo contro la Commissione contro i capi delle Cinque Famiglie. Per rimpiazzarlo, Corallo mise il suo protetto Anthony “Buddy” Luongo nella posizione di boss di facciata agli inizi del 1986, ma verso dicembre, Luongo sparì. Si vocifera che Amuso, all’epoca autista e guardaspalle di Luongo, l’avesse ucciso per ottenere il potere definitivo sulla famiglia Lucchese. Si disse che anche Casso fosse coinvolto nella cosa. Amuso e Casso avevano servito Furnari come suoi protetti, così Furnari consigliò a Corallo di nominare Amuso e Casso nuovi boss di facciata della famiglia. Per evitare guerre interne nella famiglia, Corallo nominò Amuso nuovo boss di facciata della famiglia Lucchese alla fine del 1986 e nuovo boss ufficiale il 13 gennaio 1987, quando Corallo e altri furono condannati all’ergastolo.
Dopo essere diventato boss della famiglia Lucchese nel 1987, Amuso nominò Casso suo sottoboss e diede inizio alla leadership più sanguinaria che la famiglia abbia mai visto, dando iniziò al cosiddetto “caso finestra” nel 1986, quando Amuso si accorse che i Lucchese non stavano traendo abbastanza profitto dalle varie operazioni e richiese che Casso supervisionasse la compartecipazione dei Lucchese in ogni quota. Le famiglie Gambino, Colombo, Genovese e Lucchese avevano creato insieme un cartello nel 1978 che controllava più di 150 milioni di contratti edilizi della New York City Housing Authority. Il cartello monopolizzava l’industria tramite il Locale 580, un locale controllato dalla famiglia Lucchese dell’Unione dei Lavoratori del Ferro. Attraverso l’unione, il cartello faceva solleciti di corruzione, estorsione e rinforzava il suo monopolio. Lavorava la loro industria controllata cambiando una tassa di circa 1 o 2 dollari per ogni finestra cambiata, pubblica e privata, venduta a New York. Il pugno di ferro di Casso del capitano Peter “Fat Pete” Chiodo accrebbe la compartecipazione di Amuso nel cartello.
Il 13 aprile 1986, il sottoboss della famiglia Gambino, Frank DeCicco, venne ucciso da un’auto bomba. L’obiettivo era forse John Gotti, boss della famiglia Gambino, che, insieme a DeCicco, aveva organizzato l’omicidio del precedente boss Paul Castellano senza il permesso della Commissione. Amuso e Casso, insieme al boss della famiglia Genovese Vincent “Chin” Gigante, avevano pianificato l’esecuzione di Gotti, ma uccisero DeCicco per errore. Anche se Casso testimoniò in seguito che sia lui sia Amuso avevano cospirato con Gigante, la cosa non fu mai raccolta come prova, perché Casso venne cacciato dal programma protezione testimoni molti anni dopo.Verso la fine degli anni ’80, Amuso e Casso iniziarono a litigare con il caporegime della fazione del New Jersey della famiglia Lucchese, Anthony “Tumac” Accetturo sui profitti ricevuti da Amuso. Quando gli ordinarono di incrementare il guadagno, Accetturo rifiutò. Amuso diede allora ordine di colpire il Jersey, cioè di eliminarne l’intera fazione. Nella caduta del 1988, l’intero gruppo del New Jersey venne convocato ad un incontro a Amuso a Brooklyn. Temendo per la propria vita, i convocati non vi andarono. Presto, l’intera fazione del New Jersey andò a nascondersi, decimando gli interessi della famiglia Lucchese nella zona. Amuso e Casso si mossero allora per eliminarli tutti con il sospetto che potessero essere dei traditori o dei potenziali rivali. In un anno, la maggior parte dei membri del gruppo del New Jersey tornò nella famiglia. Amuso disse ai membri del gruppo ricostituito che Accetturo era un fuorilegge e doveva sbarazzarsene. Amuso mandò anche dei killer in Florida, alla ricerca di Accetturo, ma ciò che non aveva capito era che Accetturo era in prigione nel New Jersey per essersi rifiutato di testimoniare. In seguito sarebbe divenuto un informatore. Il protetto e rivale di Accetturo, Michael “Mac Dog” Taccetta, disprezzata da Amuso, prese il comando della fazione del New Jersey sino al 1993, prima che Accetturo fosse d’accordo a diventare un informatore.

Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, Amuso e Casso furono accusati di racket. Amuso e il suo sottoboss allora si nascosero. Ma lo spargimento di sangue non era ancora al culmine, quando il caporegime della famiglia Lucchese, Peter “Fat Pete” Chiodo venne accusato di aver violato la legge RICO nel 1991. A questo punto, Chiodo decise di riconoscersi colpevole in cambio di una condanna più leggera. Incerto della lealtà di Chiodo e arrabbiato per il fatto che si fosse riconosciuto colpevole, Amuso decise di ucciderlo. L’8 maggio 1991, tre uomini spararono a Chiodo 12 volte ma non riuscirono ad ucciderlo, così lui divenne un informatore del governo nei giorni seguenti e fu d’accordo a testimoniare contro diversi capi delle Cinque Famiglie, tra cui Amuso, quello stesso anno. La testimonianza data da Chiodo fu l’intero Caso Finestra, diverse accuse di omicidio, cospirazione, strozzinaggio, estorsione, oltre che di operazioni di riciclaggio di denaro sporco e traffico di droga nel Queens, a Brooklyn, a Manhattan e nel Bronx. Dopo che il governo catturò Amuso nel 1990 e Casso nel 1993, Casso decise di diventare un testimone, e Alphonse “Little Al” D’Arco, che era boss di facciata di Amuso all’epoca, decise di collaborare con le autorità dopo che Amuso sospettò che D’Arco fosse un informatore. Secondo D’Arco, era stato in una stanza d’albergo dove si teneva un incontro e vide degli uomini con delle pistole nelle giacche. Temendo che Amuso avesse deciso di ucciderlo, D’Arco divenne un collaboratore di giustizia. La sua testimonianza (e quella di molti altri) contribuì a sconfiggere Amuso e a condannarlo all’ergastolo nel 1992. Anche Casso venne condannato all’ergastolo quando le sue testimonianza non furono riconosciute valide. Amuso sta scontando l’ergastolo nel carcere federale di massima sicurezza di Inez nel Kentucky.

Dopo le incarcerazioni di Amuso e Casso, il governo scoprì che avevano ordinato più di 10-12 omicidi, mentre erano latitanti e sotto processo usando i poliziotti corrotti Louis Eppolito e Stephen Caracappa come killer. Dopo la condanna di Amuso nel 1991 con le testimonianze del boss di facciata Alphonse “Little Al” D’Arco, Amuso promosse il suo caporegime Joseph “Little Joe” DeFede a boss di facciata, con l’aiuto di un organo di governo formato da Steven “Wonderboy” Crea, Anthony “Bowat” Baratta, Salvatore “Sal” Avellino e dal consigliere Frank “Big Frank” Lastorino. Fu in questo periodo che Lastorino usò le condanne di Amuso e Casse per trarre vantaggio dalla situazione e ottenne il potere in famiglia quando si alleò ai capi della fazione di Brooklyn, George “Georgie Neck” Zappola, Frank “Bones” Papagni, George Conte e Frank Gioia Jr. Agli inizi del 1992, Amuso temeva che la rivalità crescesse nella famiglia Lucchese, come pensavano alcuni, con Amuso fuori dai giochi. I rivali erano della vecchia fazione del Bronx e Amuso sentiva che doveva provare a rimanere in carica. Il 3 aprile 1992, Aniello “Neil” Migliore, uno dei più potenti capitani della sua famiglia, stava festeggiando il compleanno di un amico di sua nipote in un ristorante a Long Island. Durante la festa, un killer su un’auto in corsa sparò due volte attraverso la finestra aperta del ristorante, colpendo Migliore alla testa e al petto. Nonostante le ferite, Migliore sopravvisse. L’attentato non lo rimosse dalla guida dalla famiglia, ma continuò a rimanere operativo negli anni ’90.

Quando Amuso tentò di uccidere Migliore, nominò un altro leader della fazione del Bronx, Steven Crea, suo sottoboss per tenere i rivali del Bronx in riga. Questa decisione arrivò quasi a scatenare una nuova guerra nelle diverse famigliare, dal momento che Crea, insieme a Joseph “Little Joe” DeFede decise di portare la sede del potere centrale dal Brooklyn nel Bronx. Ciò non piacque alla fazione di Brooklyn, così Frank “Big Frank” Lastorino, riconosciuto come consigliere della famiglie, organizzò l’omicidio di Steven Crea, usando i capitani George Zappola, Frank Papagni e Frank Gioia Jr. nel tentativo di ottenere il controllo della famiglia Lucchese. Le forze dell’ordine riconobbero questi membri come gli attuali capi della famiglia dell’epoca e raccolsero delle loro conversazioni registrate, in cui andavano dicendo che avrebbero ucciso il boss della famiglia Gambino, John A. Gotti, figlio di John Gotti, e il suo rivale Nicholas “Little Nick” Corozzo per disfarsi dei Gambino. La cospirazione incluse anche il boss della famiglia Genovese Vincent “Chin” Gigante e l’esiliato Antony Casso prima che questi fosse catturato. Ma a causa delle accuse massicce e dell’incriminazione di tutti i capi della congiura, il complotto non andò avanti e Amuso decise di guidare la famiglia dal carcere. Molti dei cospiratori furono mandati in galera.

Durante la metà degli anni ’90, la potente maggioranza dei capi di Brooklyn e i rivali di Amuso furono mandati in galera per diverse accuse. Per tenere la stabilità nella famiglia, Amuso promosse il suo feroce e violento capitano e amico della fazione di Brooklyn al grado di consigliere, rimpiazzando Frank Lastorino. Amuso tenne Joseph DeFede come boss di facciata della famiglia e fu messo a capo del racket del Distretto Garment che guadagnava dai 40.000 ai 60.000 dollari a mese. Amuso mise Stephen Crea nella posizione di sottoboss, sorvegliando le imprese edilizia e il racket che faceva guadagnare loro dai 300 ai 500.000 dollari l’anno. Daidone tenne però per sé il lato forte della famiglia, controllando le operazioni di strozzinaggio, estorsione e omicidio su commissione. Dopo la promozione di Daidone, Joseph “Joe C.” Caridi di Long Island divenne capitano del vecchio gruppo di Daidone tra la metà e la fine degli anni ’90.

Il 28 aprile 1998, DeFede venne accusato di operazioni di racket che andavano dal 1992 al 1997. Le pratiche giudiziarie riportarono che la famiglia Lucchese guadagnava dai 40 ai 60.000 dollari al mese dal racket nel Distretto Garment dalla metà degli anni ’80. Nel dicembre del 1998, DeFede venne riconosciuto colpevole e condannato a cinque anni di carcere. Arrabbiato per la condanna, Amuso iniziò a dubitare della lealtà di DeFede.

Dopo l’imprigionamento di DeFede nel 1998, Amuso mise Steven “Wonderboy” Crea, nuovo capo della fazione del Bronx della famiglia Lucchese, come nuovo boss di facciata della famiglia. Crea, leale sottoboss di Amuso, aveva incrementato i guadagni della famiglia, il che aveva convinto Amuso che DeFede avesse preso per sé una parte dei profitti e decise di eliminarlo alla fine del 1999, ma il 6 settembre 2000, Crea e altri sette membri della famiglia furono arrestati e incarcerati per estorsione. Crea venne incastrato nel 2001 e condannato a 5 anni di carcere. Steven Crea è stato rilasciato di prigione nel 2006.

In seguito all’incarcerazione di Crea nel 2001, il potente consigliere Louis “Louie Bagels” Daidone venne promosso alla guida delle operazioni quotidiane della famiglia. Daidone, uno dei più forti e pericolosi criminali della famiglia, avrebbe proseguito l’intento di Amuso di uccidere Joseph DeFede nel gennaio del 2006, ma quando DeFede uscì di galera il 5 febbraio del 2002, si disse che era divenuto un informatore. DeFede e Alphonse D’Arco diedero al governo delle informazioni sulle operazioni di racket e strozzinaggio che permisero di distruggere la fazione di Amuso. D’Arco e DeFede fornirono anche informazioni sugli omicidi, che portarono agli arresti di Louis Eppolito e Stephen Caracappa, corrotti da Anthony Casso sin dagli anni ’80 e predisposti all’incarico di uccidere rivali e possibili informatori sin dai primi tempi in cui Amuso e Casso furono boss di facciata. Daidone venne condannato all’ergastolo nel 2003 per racket e omicidio e insieme a lui furono mandati in galera diversi membri di spicco della famiglia Lucchese per varie accuse. Nel 2003, Amuso decise che un nuovo organo di potere dovesse comandare la famiglia, così i capitani Aniello Migliore, Matthew “Matt” Madonna e Joseph “Joey Dee” DiNapoli furono di nuovo messi al potere da Amuso. Questi capitani vennero messi nella posizione di boss di strada anziché di sottoboss, dopo l’arresto di Lou Daidone alla fine del 2003. Migliore, rivale di Amuso, è ora probabilmente il più potente criminale della famiglia Lucchese.

Dopo il rilascio di Stephen “Wonderboy” Crea nel 2006, Amuso decise che l’organo di potere dovesse andare a Crea per rendere sicura la posizione della famiglia. Amuso ha probabilmente ordinato a Crea di supervisionare l’intero business dell’edilizia con le altre famiglie, per evitare rivalità dentro e fuori dalla famiglia Lucchese.

Anche se Vic Amuso, 73 anni, trascorrerà il resto della sua vita in prigione, è ancora reputato il boss della famiglia Lucchese. L’attuale boss della facciata è ancora Stephen Crea. Al momento Crea è fuori di prigione e detiene il controllo della famiglia su ordine di Amuso. Anche se Amuso ha tenuto lo scettro del potere nella famiglia Lucchese per 20 anni, l’esperto di Mafia Jerry Capeci descrive la sua successione come Boss uno dei più grossi errori nella storia della famiglia

Salvatore Montagna, detto Sal the iron worker


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E' ritenuto l'attuale presunto boss della famiglia Bonanno e della fazione siciliana del Bronx.
Montagna nato a Montreal, Canada nel 1971 passò la sua infanzia a Castellammare del Golfo, in Sicilia e fu attratto dagli Stati Uniti fin da ragazzo. Quando, alla metà degli anni '80, si stabilì con la sua famiglia nel Bronx, a New York, Salvatore iniziò subito ad introdursi nel mondo del crimine, della violenza e della corruzione. Non è chiaro quando Montagna divenne un affiliato alla famiglia Bonanno, ma alla fine degli anni ’90, durante la leadership del boss Joseph “Big Joe” Massino Montagna venne sentito per caso nelle conversazioni tra altri membri della famiglia Bonanno, come il braccio destro del boss Salvatore “Sal il Bello” Vitale. Si sa poco della vita privata di Montagna, a parte il fatto che si è sposato agli inizi degli anni ’90 con Kellice Gucciardo, collegata per vie di parentela alle famiglie Gambino e Genovese. Hanno avuto due bambini, ma hanno divorziato subito dopo la morte di un figlio maschio. Si è risposato e vive ad Elmont, Long Island. Ha avviato una piccola compagnia di ferramenta, la Matrix Steel Co., sita al 50 di Bogart Street a Bushwick, Brooklyn. Proprio per questo Montagna si è guadagnato il soprannome di “fabbro”. Nel 2002, Montagna è stato arrestato insieme al gruppo di Patrick De Filippo per gioco d’azzardo e strozzinaggio. Si rifiutò di rispondere alle domande dinanzi ad una giuria e venne condannato per oltraggio alla corte. Venne riconosciuto colpevole nel 2003 e messo in libertà vigilata. Fu alla fine del 2003 che le forze dell’ordine e l’FBI lo schedarono come capitano di facciata e caporegime della famiglia Bonanno al posto di DeFilippo e a capo della fazione siciliana del Bronx. Dopo che il boss della famiglia Bonanno, Joe Massino divenne un collaboratore del governo e testimoniò contro 60 criminali, Vincent “Vinny Gorgeous” Basciano venne riconosciuto come boss della famiglia, solo per scoprire che Massino avrebbe testimoniato contro Basciano, conducendolo direttamente in galera. Alla fine del 2005, Basciano disse che avrebbe promosso la fazione siciliana del vecchio gruppo della famiglia Bonanno alla guida della famiglia, così Montagna venne riconosciuto come boss di facciata della famiglia dagli inizi del 2006 insieme a Nicholas “Nicky Mouth” Santora come sottoboss ed Anthony “Fat Tony” Rabito come consigliere, mettendo al sicuro l’amministrazione della famiglia. Dal 2008, Montagna è ancora reputato boss di facciata della famiglia Bonanno, con il controllo dell’intera fazione del Bronx. Risiede ancora ad Elmont.

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